La scomparsa cripta della chiesa dei Santi Faustino e Giovita

Nel 1604 i monaci di San Faustino "uguagliano il pavimento del coro" della chiesa, ossia distruggono la cripta sottostante il presbiterio per portare il pavimento di quest'ultimo a livello con l'aula. Il materiale di risulta dalla demolizione viene compresso in uno strato spesso circa un metro, sul quale viene impostato il nuovo pavimento. Nel 1598 era già stata traslata la leggendaria arca dei santi patroni predisposta da Ramperto nel IX secolo e fatta sistemare sopra sei colonnine nel 1455, dopo la riscoperta, dall'abate Bernardo Marcello su progetto di Tonino da Lumezzane, e dico "leggendaria" poiché questo piccolo monumento, a noi non pervenuto, si rivelò l'archetipo di una fortunata serie di arche sepolcrali bresciane, che proseguì quasi senza sosta fino all'inizio del XVI secolo. Anche altre opere furono certamente traslate, e tra queste si trovava la bellissima pala marmorea di sant'Onorio oggi al museo di Santa Giulia.

La chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia
Nell'operazione, tuttavia, andarono perdute importanti opere pittoriche, consistenti negli affreschi che rivestivano interamente le pareti della cripta. Queste pitture erano concordemente assegnate dalla critica a Bartolino Testorino, pittore bresciano semi sconosciuto attivo durante il XV secolo fino all'inizio del successivo. Questo artista aveva già lavorato per Pandolfo Malatesta e fu attivo anche a Milano, ma gli affreschi della cripta faustiniana, certo commissionati dopo la riscoperta delle reliquie del 1455, dovevano verosimilmente rappresentare un capitolo d'eccellenza nella sua produzione. Altre voci critiche sui dipinti della cripta nominano anche Vincenzo Foppa e Floriano Ferramola, informazioni più difficilmente verificabili. In ogni caso, scompariva in un'azzardata operazione edilizia uno scrigno di opere d'arte, pure di notevole valore storico, trattandosi ancora, di fatto, dell'originale cripta rampertiana, che nell'anno 806 aveva visto la traslazione delle reliquie dei santi patroni dalla basilica di San Faustino ad Sanguinem, diventando così uno dei luoghi della vera e propria "mitologia" cristiana bresciana delle origini.

Scavi del 1957: l'abside nord della cripta
Nell'ottobre 1957, il pavimento dell'androne della sacrestia viene scavato per l'installazione del nuovo impianto di riscaldamento della chiesa e il cantiere porta alla luce significativi brani di muratura corrispondenti al muro perimetrale della navata nord della cripta perduta. La sensazionale scoperta porta a un limitato scavo nei dintorni, che riporta alla luce, oltre al detto muro, parte dell'absidiola della navata e alcuni reperti archeologici sottostanti l'antico piano di calpestio. Le murature riportate alla luce presentavano ancora lacerti estesi e ben conservati del manto pittorico quattrocentesco, segno che effettivamente la cripta era stata "tagliata" poco al di sopra del pavimento e lo spazio rimasto riempito con gli scarti di demolizione, lasciando ai posteri l'onore di ritrovare quei pochi dipinti che ebbero l'unica fortuna di essere stati eseguiti entro un metro d'altezza. Notare che la stessa tecnica ha consentito la fortunosa conservazione degli affreschi del tempio romano repubblicano, al di sotto del Capitolium. Sui muri rinvenuti si osservava un elegante velo sospeso e ripreso a drappeggi successivi tramite finti anelli, sovrastato da un motivo vegetale a intreccio su fondo bianco, formante losanghe. Si tratta di poco più di un barlume dei certo pregiatissimi affreschi del Testorino che all'epoca si potevano ammirare qui: l'eleganza delle composizioni e delle soluzioni decorative fanno di questi ornamenti una raffinatissima cornice che doveva costituire la base di pitture certamente degne di tale premessa.

Scavi del 1957: i drappi ad affresco, post 1455Scavi del 1957: Madonna col Bambino e Santi,
frammenti, XIV-XV secolo ca
Questi affreschi, stando a quanto riportato dalle fonti, furono staccati e trasferiti ai Civici Musei: ciò merita certamente un approfondimento, in quanto attualmente non mi risulta che siano esposti nel percorso museale di Santa Giulia, né altrove. In ogni caso, al di sotto dello strato superficiale emersero altri affreschi votivi di epoca precedente, in particolare una frammentaria Madonna col Bambino e Santi, che dall'unica fotografia esistente mi pare di ottima fattura, con pennellate morbide ma sicure e ben definite, certamente di alta qualità. Nella stessa occasione furono rinvenuti due marmi romani riutilizzati nella fabbrica altomedievale come materiale da reimpiego: un rilievo funebre e una stele funeraria. Il primo, inserito nello spigolo di fondazione, è del tipo "a cassetta", dove una cornice con frontone triangolare racchiude i volti di quattro persone, tre maschi e una femmina, resi in modo molto realistico e certo poco idealizzato, pertanto databile al I secolo d.C.. Questo rilievo fu asportato ed è oggi visibile nel museo di Santa Giulia, mentre fu lasciata in loco la stele, dedicata a Mefantania Cornificia e databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C..

Scavi del 1957: il rilievo romano
"a cassetta" (I sec d.C.)
Scavi del 1957: lapide di Mefantania Cornificia,
I sec a.C. - I sec d.C.
Il rilievo romano nella collocazione espositiva attuale
La prossima volta che visiteremo la chiesa dei Santi Faustino e Giovita, quindi, ci ricorderemo non solo di immaginarci come doveva essere la cripta scomparsa, ma anche di quanti frammenti di essa giacciono ancora sotto i nostri piedi, la maggior parte dei quali inesplorati. Sempre in attesa del giorno in cui una campagna archeologica estesa a tutto il presbiterio riporti alla luce bellezze almeno paragonabili a quelle riportate alla luce nel 1957, e chissà anche migliori, che contribuiscano a una maggiore conoscenza di questo antico luogo e dell'arte di Bartolino Testorino.

Bibliografia essenziale:
- Paolo Guerrini, Il Monastero di San Faustino Maggiore in Memorie Storiche della Diocesi di Brescia, II, Brescia, 1931.
- AA.VV., La chiesa e il monastero benedettino di San Faustino Maggiore in Brescia, Editrice La Scuola, Brescia 1999

Nessun commento:

Posta un commento