L'ultimo superstite delle mura viscontee

Siamo nel XIV secolo quando i Visconti, al potere su Brescia dal 1337, erige all'interno della città una vera e propria "fortezza del potere", cintando con alte mura merlate il ristretto quartiere dove si concentravano i centri del potere civile e religioso, ossia le due cattedrali e il Broletto, seguendo il percorso a U oggi ricalcato da via X Giornate, corso Zanardelli e via Mazzini. Queste mura si raccordavano a nord con il castello, che veniva quindi degnamente incluso nel perimetro di sicurezza, mentre a sud un lungo corridoio sopraelevato, seguendo l'attuale via Gramsci, conduceva fuori dalla cittadella collegandosi al forte della Garzetta, appositamente costruito nell'area oggi occupata dal cavalcavia Kennedy. La città, di fatto, si trovava tagliata in due dalle fortificazioni, che separavano con forza la popolazione cittadina dai palazzi del potere, riuniti in una piccola area poi definita come Cittadella Nuova.

Ricostruzione grafica di Brescia nel XV secolo. È particolarmente evidente la
configurazione della Cittadella Nuova viscontea, raccordata a nord con il castello,
e il camminamento sopraelevato che conduce a sud.

All'operazione può essere attribuito un lampante significato politico, nonché storico, in quanto risulta assai singolare la volontà dei nuovi regnanti di voler proteggere sé stessi dalla città, garantendosi all'interno del proprio perimetro murato la presenza del castello e di una via di fuga. Il senso della città murata, che isola dal tumultuoso mondo esterno tutto ciò che sta all'interno, con la precisa volontà di proteggerlo e preservarlo, viene ripetuto a matriosca nella Brescia viscontea, isolando la città e i suoi abitanti dai centri di potere e scongiurando in questo modo ogni effetto di rivolte e ribellioni. È quindi evidente che i Visconti non si fidavano dei bresciani, abitanti di una rischiosa città di confine, e avevano pertanto messo in atto una straordinaria operazione urbanistica per garantire la propria salvaguardia. Le demolizioni che si resero necessarie, non documentate e ricostruibili solo in modo molto frammentario, denotano inoltre una buona dose di indifferenza, per non dire disprezzo, della città preesistente, evidentemente sacrificabile per un fine superiore. Un simile atteggiamento, tra l'altro, denoterà anche i veneziani e la loro distruttiva spianata, imposta alla città nel 1516-17.

Fondamenta e murature riconducibili al forte della Garzetta emerse
negli anni 1950 durante la costruzione del cavalcavia J. F. Kennedy
La sorte delle fortificazioni viscontee è più o meno nota, e spazia dalla loro demolizione alla loro riconversione, avvenuta in più fasi distinte, negli eleganti portici che oggi denotano via X Giornate e corso Zanardelli, con alcune emergenze ancora esistenti quali la arcinota Porta Bruciata, già preesistente all'intervento visconteo. Senza divagare troppo, rimandando ulteriori approfondimenti a un altro post, rendo oggi noto un superstite forse meno noto di quel poderoso complesso murario, ossia l'ultimo brano esistente delle mura della Cittadella Nuova. Esso è ben visibile sul fondo dello slargo che connota il primo tratto di via Gasparo da Salò a partire da piazza della Loggia. Si tratta di uno slargo approssimativamente triangolare, nel cui angolo interno emerge un alto muraglione libero da intonaci e finestre, definito da un pregevole paramento di blocchi di medolo, ben squadrati e ben disposti. Il brano murario si trova immediatamente a nord-ovest della chiesa di San Faustino in Riposo, dunque entro un contesto che ha subito poche o nulle modifiche nel corso dei secoli, limitate esclusivamente alle abitazioni civili multipiano che vi si affastellano.

Il tratto murario sopravvissuto (XIV sec)
Questo rimasuglio è di altissimo valore storico ed è la sola testimonianza integra di quella "città nella città" viscontea, interamente cancellata dai veneziani quando non cannibalizzata dalla spontanea evoluzione urbanistica, ed è uno di quei tanti dettagli affacciati sulle strade di quotidiano passaggio che, come si dice, meritano di farci alzare gli occhi.

Bibliografia essenziale:
- Franco Robecchi, Munita e turrita. Questioni di mura e di torri nell'antica Brescia, La Compagnia della Stampa, Roccafranca 2008

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