Un approfondimento stilistico dell'arengario di piazza della Vittoria a Brescia - parte I

In questo articolo, diviso in due parti, presento un approfondimento stilistico delle formelle eseguite nel 1931-32 per l'arengario di piazza della Vittoria a Brescia. Il ciclo di rilievi, in pietra rossa di Tolmezzo come il resto della struttura, raffigura la Storia di Brescia e fu concepito come un'opera dall'alto valore celebrativo della città, consono a rivestire il parlatorio da cui gli oratori si sarebbero affacciati durante le adunanze cittadine. Autore è lo scultore Antonio Maraini, artista apprezzato durante l'intero regime fascista e artefice di una produzione veramente significativa, affiancata a un impegno nelle politiche culturali altrettanto notevole. L'arengario viene sostanzialmente risparmiato dalla frenesia obliteratrice che coinvolge la piazza nell'immediato dopoguerra, riportando la sola, trascurabile cancellazione della scritta "Fascismo Anno X" nell'ultima formella. Molto trascurato nei decenni successivi, l'arengario ha subito un restauro superficiale nel 2012-13 in occasione di un più ampio progetto di riqualificazione dell'intera piazza.

Antonio Maraini, arengario pubblico, 1931-32, piazza della Vittoria, Brescia

Un'opera di Bernardino delle Croci per una lettura del decorativismo rinascimentale bresciano

Il 12 agosto 1474 il Consiglio Speciale della città e il Consiglio Generale il 30 dello stesso mese commissionano all'orafo Bernardino delle Croci un nuovo reliquiario per il frammento della Reliquia Insigne del Duomo vecchio, ossia la piccola crocetta assemblata con frammenti ritenuti provenienti dalla Vera Croce. Il termine fissato per la consegna, maggio 1475, non viene tuttavia rispettato, probabilmente per un ritardo nei pagamenti all'orafo come sembra trasparire da una delibera del 15 giugno 1486, in cui il Consiglio decide di recuperare il denaro con cui pagare Bernardino mediante la vendita dell'argenteria donata da Domenico de Dominici alla fabbrica del Duomo. Il saldo dell'orafo per il suo lavoro arriva finalmente nel 1487, ben tredici anni dopo la commissione. Il reliquiario eseguito dal Delle Croci non assolveva, inizialmente, a nuova custodia della crocetta, bensì ne costituiva semplicemente il piedistallo durante le processioni, come si può osservare nel magnifico Stendardo delle Sante Croci dipinto dal Moretto nel 1520. Il pregiato manufatto viene integrato con una teca fissa per la Reliquia Insigne solo dopo il 1532, anno della commissione all'orafo Giovanni Maria Mondella di quest'ultima aggiunta ancora esistente. Probabilmente nel 1517, invece, viene modificato il basamento originale con l'aggiunta degli otto delfini e delle sfere.

Bernardino delle Croci, reliquiario della
Santa Croce
, 1474 - primi anni 1480 ca

Perché il Moretto fu un pittore geniale

Tra le più importanti personalità della storia di Brescia vi è senz'altro Alessandro Bonvicino detto il Moretto, principale autore del rinascimento locale assieme a Romanino e Savoldo e immortale fautore di una produzione pittorica vastissima e di grandissimo successo. Perché? Non è affatto una domanda scontata e con questo post tenterò di dare una risposta, come al solito evitando trattazioni generali ma, piuttosto, concentrandomi su una singola opera, che da sola è in grado di trasmettere l'essenza del genio creativo che animava questo pittore e che tanto fu apprezzato dalla committenza dell'epoca. Di fatto, non ci stiamo rapportando con una personalità comune, bensì con un pittore in grado di stupire fin dalle prime opere, soprattutto per una capacità tecnica davvero notevole. In sostanza, un pittore in grado di usare veramente bene il pennello e molto capace sul piano compositivo e creativo. Un pittore che catalizza immediatamente la committenza religiosa perché bravissimo a descrivere il messaggio della Chiesa, a trasmetterne i valori, a raccontarne i principi e a definirne in modo semplice e chiaro i pilastri. Evidentemente si trova qui il genio del Moretto, che discutiamo nella realtà dei fatti analizzando la Madonna col Bambino in gloria con i santi Rocco, Martino e Sebastiano.

Moretto, Madonna col Bambino in gloria
con i santi Rocco, Martino e Sebastiano
, 1525 ca,
Brescia, basilica di Santa Maria delle Grazie

Recensione della mostra ''Fra Bartolomeo. Sacra Famiglia a modello''

La mostra "Fra Bartolomeo. Sacra Famiglia a modello" è il secondo capitolo di un'esposizione in tre episodi dal nome "Rinascimento", iniziato a settembre 2014 con "Giorgione e Savoldo. Note di un ritratto amoroso", di cui purtroppo non posso fornire la recensione dato che si è svolta prima dell'apertura del blog. Il secondo episodio, che qui recensisco, ha la fondamentale prerogativa di restituire la Sacra Famiglia della pinacoteca Tosio Martinengo alla produzione della bottega di Fra Bartolomeo. Questo risultato, ottenuto grazie ai nuovi studi condotti per la pubblicazione del catalogo della pinacoteca e a un restauro, è decisamente importante se si pensa che dal 1927 era classificata come copia neoclassica di valore pressoché nullo.


La scala d'ingresso della chiesa di Sant'Angela Merici

La facciata della chiesa di Sant'Angela Merici
A chiunque visiti la chiesa di Sant'Angela Merici a Brescia, varcata la soglia su via Francesco Crispi si presenta una scala interna veramente insolita, la quale tuttavia, non conoscendone l'origine, può apparire in qualche modo ben calata nell'architettura della chiesa. Si tratta di una scala a rampa unica che, raggiunto un pianerottolo intermedio, si divide in due rampe conducenti alle rispettive navate laterali, il tutto incorniciato entro fitte balaustre dal motivo classico ma molto elegante. Questa strana scala interna, che sembra voler condurre il fedele all'interno dell'edificio religioso secondo una modalità tra il solenne e l'inusuale, in realtà non fa parte della configurazione storica della chiesa, ma ha un'età molto più recente.

L'irrinunciabile arcaicità di Floriano Ferramola

Parlare di arcaicità nell'arte di Floriano Ferramola significa affrontare un argomento vastissimo, complesso e ricchissimo di sfumature più o meno evidenti, che in generale finisce per coinvolgere l'arte dell'intera generazione intermedia tra Vincenzo Foppa e i maestri del Rinascimento bresciano. Floriano Ferramola opera sostanzialmente in una cultura artistica debitrice tanto dell'innovazione foppesca quanto delle tradizioni quattrocentesche, che pervengono al XVI secolo sottoforma di tradizioni più o meno fissate e stereotipate, senz'altro sufficientemente consolidate nella tradizione pittorica da essere reiterate con sicurezza.
Al Ferramola si aggiunge naturalmente una schiera di pittori a lui affini, tanto da poter parlare di un vero e proprio stile ferramoliano, più altri autori meglio distinguibili e dotati di personalità quali Paolo da Caylina il Giovane e alcuni forestieri in tappa a Brescia, primo tra tutti Vincenzo Civerchio. Questi autori, soprattutto Ferramola e Caylina, si possono dire talmente influenzati dalla cultura artistica ad essi circostante, dalla veneta all'emiliana, che è difficile e spesso sovrastimante parlare di pittori dotati di un linguaggio proprio. Entrambi, più che altro, si esprimono in una sorta di pastiche di influssi, diversi e di diverso peso, a cui a volte attingono tanto liberamente da riuscire a creare davvero qualcosa di originale.

Vincenzo Foppa, Pala della Mercanzia, fine XV sec

Il rilievo con Sant'Apollonio in Duomo vecchio

Inauguro il 2015 con un post dedicato a una scultura senz'altro affascinante, che in genere ha il potere di catturare lo sguardo di tutti coloro che entrano nel Duomo vecchio di Brescia e, dopo averne ammirato dall'alto l'architettura, si apprestano a scendere nell'ambulacro destro. Sto parlando del notissimo rilievo raffigurante Sant'Apollonio vescovo, collocato a destra dell'ingresso della cattedrale, sotto una delle due rampe di scale che, fino al 1708, conducevano alla torre campanaria.

Sant'Apollonio, XII sec