Il rilievo con Sant'Apollonio in Duomo vecchio

Inauguro il 2015 con un post dedicato a una scultura senz'altro affascinante, che in genere ha il potere di catturare lo sguardo di tutti coloro che entrano nel Duomo vecchio di Brescia e, dopo averne ammirato dall'alto l'architettura, si apprestano a scendere nell'ambulacro destro. Sto parlando del notissimo rilievo raffigurante Sant'Apollonio vescovo, collocato a destra dell'ingresso della cattedrale, sotto una delle due rampe di scale che, fino al 1708, conducevano alla torre campanaria.

Sant'Apollonio, XII sec


Il rilievo nasconde poco la sua origine medievale e, parlando genericamente, poco ci vuole per definirlo "romanico". Si tratta infatti di una bella scultura in pietra calcarea databile al XII secolo, raffigurante il santo vescovo, il cui nome è iscritto in alto a destra, in posa ieratica e solenne entro un'architettura plastica, con capitelli fogliati e un'arco dalla ghiera ornata. L'iconografia non si discosta in nulla da quella generica del Santo vescovo, indossante una lunga tunica e la mitra e con in mano il bastone pastorale, mentre l'altra mano è in atteggiamento benedicente. È quindi una rappresentazione molto tradizionale e diffusissima, di cui non vale neppure la pena trovare riferimenti per stabilirne l'origine. Eventualmente, questa origine che può forse essere ricercata, nel caso bresciano, in modelli altomedievali, soprattutto longobardi, i quali a loro volta derivavano da una cultura artistica variamente influenzata dall'arte romana e dalle più antiche figurazioni paleocristiane. Vale comunque la pena citare un altro rilievo bresciano di pari soggetto e datazione, ossia il Sant'Apollonio del XII secolo murato sulla Torre della Pallata.

Sant'Apollonio, XII sec, torre della Pallata

Questa piccola figura è molto schematizzata nelle linee anatomiche e anche molto rigida nella resa frontale. Essa è certamente di qualità inferiore rispetto al rilievo del Duomo vecchio, il quale è concepito in modo plastico e tridimensionale, nonché all'interno di una cornice architettonica. L'affinità quasi palmare tra le due sculture testimonia tuttavia il loro concepimento all'interno di una cultura iconografica comune e ben consolidata, per non dire stereotipata. Non si è in errore a considerare queste figure, di cui si potrebbero trovare infiniti altri esempi coevi, come il risultato ultimo di una lettura in chiave popolare dei sublimi e irripetibili rilievi romani, rielaborati nel corso di un processo durato secoli. La funzione di queste immagini era senz'altro taumaturgica o funzionale alle esigenze di protezione, come nel Sant'Apollonio della Pallata, o di venerazione di reliquie, come per il Sant'Apollonio del Duomo vecchio.

Gaetano Panazza, nel 1974, riteneva il rilievo proveniente dalla provincia, in relazione al suo aspetto evidentemente poco originale e privo di dettagli che lasciassero trasparire una certa cultura artistica o volontà di aggiornamento. Questa ipotesi è stata sostanzialmente confermata nel 2011, quando è stata resa nota l'affinità tra la ghiera decorata dell'arco e alcuni frammenti scultorei dello stesso tipo provenienti da Paderno Franciacorta, oggi in collezione privata. I quattro rilievi sono stati trovati, durante lavori di ristrutturazione, nel sottotetto di un palazzo settecentesco limitrofo alla chiesa parrocchiale del paese, reimpiegati come materiali edili. È ragionevole credere che essi siano stati recuperati durante il cantiere di demolizione e ricostruzione della chiesa romanica, dedicata a san Pancrazio, avvenuto proprio a metà del XVIII secolo. L'identità del decoro e del materiale, nonché l'evidente familiarità, hanno quindi permesso un tentativo di riassemblaggio del manufatto originario, il quale molto probabilmente doveva essere il fronte di un altare reliquiario o un recinto sacro.

Ipotesi ricostruttiva del manufatto entro cui era inserito il rilievo in Duomo vecchio,
servendosi dei frammenti rinvenuti (Terraroli 2011)

L'aspetto originale, con il solenne ritmo dei santi vescovi lavorati in modo tridimensionale, separati dalla scansione architettonica di archi e colonne, doveva essere certamente efficace, portando in sé una sacralità intrinseca mutuata inconsapevolmente dall'arte dei sarcofagi romani di età tardo imperiale. Ciò non è affatto un caso, se pensiamo che proprio questi sarcofagi furono i primi prodotti dell'arte romana a essere reimpiegati nei contesti sacri cristiani, e non come materiale da costruzione, bensì come sacelli dove deporre le reliquie e i corpi dei santi martiri. Veniva così instradato un processo di naturale associazione mentale tra l'arte funeraria romana e la venerazione cristiana, naturalmente non esente da un concreto apprezzamento per quei marmi, il cui risultato principale fu l'influenza diretta della nuova produzione lapidea, dai primi sarcofagi eseguiti ricalcando quasi interamente gli esempi romani, di cui a Brescia abbiamo l'esempio del sarcofago del Passaggio del Mar Rosso, alla più tarda manifattura bassomedievale, che partorì il rilievo monumentale in cui questo Sant'Apollonio era inscritto.

Sarcofago del Passaggio del Mar Rosso, IV sec

Rilievi romani "a cassetta", I-III sec d.C., museo di Santa Giulia, Brescia
Bibliografia essenziale:
- Danilo Allegri, Gaetano Panazza, Il Duomo Vecchio di Brescia, a cura della Banca San Paolo di Brescia, Brescia 1974
- Marco Rossi (a cura di), La rotonda di Brescia, Jaca Book, Milano 2004
- Valerio Terraroli (a cura di), Scultura in Lombardia. Arti plastiche a Brescia e nel Bresciano dal XV al XX secolo, Milano, Skira, 2011

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