La scala d'ingresso della chiesa di Sant'Angela Merici

La facciata della chiesa di Sant'Angela Merici
A chiunque visiti la chiesa di Sant'Angela Merici a Brescia, varcata la soglia su via Francesco Crispi si presenta una scala interna veramente insolita, la quale tuttavia, non conoscendone l'origine, può apparire in qualche modo ben calata nell'architettura della chiesa. Si tratta di una scala a rampa unica che, raggiunto un pianerottolo intermedio, si divide in due rampe conducenti alle rispettive navate laterali, il tutto incorniciato entro fitte balaustre dal motivo classico ma molto elegante. Questa strana scala interna, che sembra voler condurre il fedele all'interno dell'edificio religioso secondo una modalità tra il solenne e l'inusuale, in realtà non fa parte della configurazione storica della chiesa, ma ha un'età molto più recente.







La chiesa di Sant'Angela Merici, spesso sottovalutata quando non trascurata o semi-dimenticata, nasce sul sito del cimitero di San Latino, un terreno situato al di fuori della città murata romana e, precisamente, poco oltre la cosiddetta Porta Matolfa. Questo terreno fu delegato alla sepoltura dei martiri cristiani fin dal I secolo d.C. e, sul suo sedime, nacque rapidamente una cappella di culto che diventò poi la basilica di San Faustino ad Sanguinem nel IV secolo, eretta dal vescovo Faustino (da non confondere con il Faustino martire e patrono del II secolo). Questi eventi consentono di affermare che la chiesa sorge sulla culla della cristianità bresciana e probabilmente si tratta del luogo di culto cattolico più antico dell'intero territorio. L'edificio, più volte ricostruito e in seguito dedicato a sant'Afra, raggiunge la sua configurazione definitiva nel XVI secolo con l'erezione di una chiesa superiore progettata da Pier Maria Bagnadore, il quale restaura anche la chiesa inferiore, convertita in sorta di cripta, entrambe con accesso su strada. Tale ingresso era mediato da una scala a doppia rampa, che lasciava l'accesso della chiesa più antica a livello stradale ma consentiva ai fedeli di accedere direttamente anche alla chiesa superiore, più frequentata.

La chiesa in una foto di inizio XX sec
La chiesa, splendidamente ornata e scrigno di innumerevoli opere d'arte, cade purtroppo sotto il bombardamento alleato del 2 marzo 1945, il quale la distrugge pressoché interamente lasciando in piedi solo parte della zona absidale. Nell'evento muoiono tragicamente anche il parroco e trenta fedeli che si erano riuniti in preghiera nella chiesa inferiore, travolti dalle macerie dell'edificio mentre questo rovinava su sé stesso. Terminato il conflitto, come per moltissimi altri edifici e in moltissime altre città, i cittadini e la municipalità si pongono il problema della ricostruzione. Le menti più progressiste arrivano ad avanzare proposte di demolizione o ridimensionamento di alcuni fra gli edifici colpiti, tra cui parte del palazzo del Broletto, la nostra chiesa di Sant'Afra e quella di San Marco e, addirittura, la demolizione completa della chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Ciò alla ricerca di un miglioramento della viabilità ottenuto eliminando qualsiasi ostacolo alla modernizzazione, anche a costo di cancellare tracce di storia cittadina. Per le chiese di Santa Maria dei Miracoli e San Marco la demolizione viene scongiurata grazie all'intervento della Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, mentre la chiesa di Sant'Afra entra nella protezione delle Sorelle di sant'Angela Merici, la cui santa protettrice era sepolta proprio nell'edificio, il quale infine ne assumerà anche l'intitolazione.

La chiesa inferiore
La chiesa viene così ricostruita tra gli anni 1950 e 1960 sull'onda del «dov'era e com'era», principio che animava anche al Soprintendenza, la quale sollecita il recupero dei reperti rimasti fra le macerie e ne impone l’inserimento nelle posizioni originali, spesso scontrandosi con gli interessi privati o con esigenze della municipalità. Proprio la questione della riproposizione della scala in facciata alla chiesa, infatti, scaturisce in un lungo braccio di ferro fra Soprintendenza e Compagnia della figlie di Sant’Angela Merici da una parte, e Municipio dall'altra, per esigenze di traffico veicolare. Come andò a finire lo possiamo quindi capire: la scala viene ricostruita all'interno, abbassando a livello strada l'ingresso della chiesa superiore e chiudendo qualsiasi accesso su questo lato alla chiesa inferiore. La situazione non è ancora oggi variata e dobbiamo credere che non sarà mai più ripristinata. Fortunatamente, la comunque raffinata ricostruzione non ha tolto nulla al fascino di questo edificio religioso, che certamente merita una visita per la sua preziosa collezione di dipinti e pale d'altare.

Bibliografia essenziale:
- Carlotta Coccoli, Il destino del patrimonio artistico bresciano durante la seconda guerra mondiale, Brescia 2010
- Idee e proposte per la ricostruzione, «Giornale di Brescia. Organo del Comitato di Liberazione Nazionale», anno I, nr. 112, 7 settembre 1945
- I. Poffa , La ricostruzione a Brescia 1944-1954, Tesi di laurea, relatore Amedeo Bellini, correlatore Gian Paolo Treccani,Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, a.a. 2002-2003

Nessun commento:

Posta un commento