Come sabotare un artista: l'esperienza del Tamagnino alla Loggia

Nel 1499 il ducato di Milano viene conquistato dai francesi: è l'inizio di una vera e propria diaspora di artisti dalla città, alla ricerca di committenze attive presso cui poter lavorare, in tutto il nord Italia e oltre. È probabilmente a causa di questo fatto che Antonio della Porta detto il Tamagnino, scultore comasco, torna a Brescia, conquistando tra il novembre 1499 e il giugno 1500 una serie di commesse relative all'apparato lapideo dell'erigendo Palazzo della Loggia.
Non era la prima esperienza bresciana dello scultore, il quale nel 1489 aveva consegnato alla fabbrica della chiesa di Santa Maria dei Miracoli il ciclo di Angeli da porre nella prima cupola, sovrapposto agli Apostoli dell'esordiente Gasparo Cairano. E, non a caso, era probabilmente stata proprio quella vicenda a convincere Antonio della Porta che vi fosse molto di meglio da fare altrove, dato che, stando ai registri dei pagamenti, egli riceve per i suoi Angeli, più altre opere di scultura, un compenso nettamente inferiore rispetto a quanto corrisposto al concorrente Cairano per i soli Apostoli.

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, Brescia, cupola



Tamagnino, Angelo musicante, 1489
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Gasparo Cairano, Apostolo, 1489
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Una disparità di trattamento davvero incomprensibile, soprattutto alla luce della qualità nettamente superiore degli Angeli rispetto agli Apostoli, anche solo per la maggiore modernità dei primi rispetto ai secondi. La critica (Zani 2010) non ha escluso, per spiegare ciò, l'esistenza di un qualche favore locale in grado di supportare la predominanza del Cairano indipendentemente dai suoi meriti artistici. Basta attendere solamente il 1492, infatti, per trovare il Tamagnino ben lontano da Brescia: in quell'anno, lo scultore si associa con Giovanni Antonio Amadeo e Antonio Mantegazza per l'esecuzione dei finissimi intagli marmorei della facciata della Certosa di Pavia. Un'opera eccelsa che, oltre a rappresentare per il Tamagnino un'importante esperienza formativa, gli consente di fare uno straordinario salto di carriera, potendo esibire la qualifica, praticamente unica, di essere stato uno dei protagonisti di quel formidabile cantiere.
Bruscamente interrotta l'opera pavese per i suddetti motivi bellici, nel 1499 Antonio della Porta fa quindi un trionfante ritorno a Brescia, dove forse è appositamente chiamato per lavorare alla Loggia. La fabbrica del palazzo, aperta nel 1492, è ormai egemonizzata dal vecchio rivale Gasparo Cairano. Questi, ormai da qualche anno, era stato incoronato alla stregua di scultore di corte dalle alte cariche bresciane, pubbliche e private, diventando il maestro indiscusso della pratica scultorea bresciana dopo uno spettacolare salto di qualità artistica che aveva già all'attivo i primi Cesari sul fronte del nuovo palazzo pubblico. I due artisti, un decennio dopo l'incontro-scontro al santuario dei Miracoli, tornano perciò a confrontarsi sulla scena del più importante cantiere bresciano del momento.

Palazzo della Loggia, Brescia, dettaglio dell'angolo nord-ovest

I documenti permettono di seguire questa vicenda in modo più chiaro e lineare rispetto a quanto avvenuto nel cantiere precedente. All'arrivo del Tamagnino nel 1499, Gasparo Cairano ha già consegnato almeno cinque Cesari e diverso altro materiale lapideo, tuttavia in quell'anno è registrato solamente il pagamento di una protome virile, dato che l'artista sta dedicando ogni sforzo all'esecuzione dei due Trofei angolari giganti. Nel novembre 1499, quindi, Antonio della Porta si insidia rumorosamente nel monopolio del concorrente, consegnando ben quattro Cesari e tre protomi leonine e mettendo in mostra le sue capacità e il suo calibro. Non è inverosimile che la direzione della fabbrica gli abbia affidato dei Cesari proprio per proseguire un lavoro momentaneamente messo in pausa dal Cairano, che come detto stava lavorando ad altro.

Gasparo Cairano, Cesare, 1493-95

Gasparo Cairano, Cesare, 1493-95

Nei sette mesi successivi, però, le consegne dello scultore prendono un andamento decisamente differente: mentre per Gasparo Cairano si susseguono anticipi e saldi per i soli Trofei, in una vera e propria cesura produttiva che non registra altri suoi lavori, il Tamagnino realizza due soli Cesari e ben diciassette protomi leonine, la più ingente quantità di questi pezzi registrata nel cantiere della Loggia in un periodo così ristretto, e a ragione, dato che si trattava di manufatti seriali di esecuzione molto rapida e semplice, alla quale operavano altri lapicidi di levatura decisamente inferiore. Inoltre, ogni opera del Tamagnino viene pagata palesemente molto meno rispetto ai saldi medi per i manufatti dello stesso tipo.
Provando a controllare qualche saldo, e fermo restando che venti soldi costituiscono una lira veneziana, troviamo per esempio che il 27 maggio 1500 al Tamagnino vengono pagate otto protomi leonine a 45 soldi l'una (poco più di due lire ciascuna), mentre in altre note contabili, e per gli stessi manufatti, il lapicida Gaspare da Carsogna riceve tre lire ciascuna, Iacopo Campione due lire e Girolamo di Canonica tre lire, tutti compensi uguali o maggiori per scultori di rango artistico decisamente inferiore. A ciò si aggiunge che i Cesari del Tamagnino, sei in totale e assolutamente pregevoli, vengono praticamente relegati sui due fianchi sud e ovest del palazzo, di fatto sul retro e nell'angolo meno frequentato.
Davanti a un tale deprezzamento del proprio lavoro, diventa plausibile l'idea (Zani 2010) che con il sesto e ultimo Cesare consegnato, identificabile nell'esemplare più scadente dell'intero ciclo, il primo a sinistra del lato sud e praticamente il meno visibile di tutti, riprodotto sotto, il Tamagnino abbia voluto schernire rivale e committenti, che per la seconda volta a Brescia ne avevano sabotato il giusto riconoscimento, ignorando e sottostimando il suo lavoro. Dopo questi eventi, il Tamagnino abbandona Brescia sbattendo la porta, probabilmente senza farvi mai più ritorno.

Tamagnino, Cesare, 1500

Bibliografia essenziale:
- Giovanni Agosti, Intorno ai Cesari della Loggia di Brescia in Vasco Frati, Ida Gianfranceschi, Franco Robecchi (a cura di), La Loggia di Brescia e la sua piazza. Evoluzione di un fulcro urbano nella storia di mezzo millennio, Brescia 1995
- Vito Zani, Gasparo Cairano, Roccafranca 2010

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