Il ''vero'' Duomo vecchio

Brescia, Duomo vecchio, XI-XII sec

A partire dal 1562, sotto la direzione dell'architetto Giovanni Maria Piantavigna, l'accesso dell'antica cattedrale invernale di Brescia nota come Duomo vecchio viene profondamente rinnovato. L'ingresso originale del duomo (XI-XII sec) era costituito da un doppio portale laterale su una galleria trasversale all'asse principale dell'edificio religioso, come mostrato in figura. La galleria coperta, già interna alla struttura della cattedrale, costituiva una sorta di nartece, un ambiente-filtro tra l'ingresso su strada e l'interno, soluzione architettonica molto diffusa in tutta l'architettura romanica già visibile in alcune costruzioni paleocristiane. A metà lunghezza della galleria coperta, in corrispondenza del campanile di facciata oggi scomparso, un breve passaggio immetteva definitivamente all'interno del duomo, sfociando all'estremità della platea inferiore. Dalla platea si poteva poi salire all'ambulacro circolare, o deambulatorio, collocato a un'altezza superiore tutt'attorno alla platea, separato da questa tramite gli otto poderosi pilastroni a reggenza della cupola. L'ambulacro scendeva a livello della platea solamente in corrispondenza del presbiterio a est, come nella configurazione attuale, mentre a ovest saliva a un livello ancora superiore sormontando la galleria coperta e l'ingresso principale. In questo punto, anticamente, si trovava forse una cappella destinata alla conservazione delle reliquie, mentre l'ambulacro era destinato agli itinerari processionali, facendo dell'intera struttura una gigantesca "macchina liturgica".


Duomo vecchio, pianta del piano terra. Si noti la galleria d'ingresso con accesso dalle testate e raccordo centrale con l'aula. Il nord è a sinistra.

Duomo vecchio, pianta del primo piano. Si noti l'ingresso nella posizione attuale, in linea con l'asse centrale. Il nord è a sinistra.

Nel XVI secolo, a causa dell'innalzamento del livello del suolo attorno alle cattedrali dovuto alle sepolture raccolte per secoli negli immediati paraggi, il doppio accesso originale era ormai sprofondato ad alcuni metri sottoterra ed era accessibile solo tramite scale discendenti. Inoltre questa strana ma, come vedremo, ragionata soluzione doveva ormai apparire scomoda e difficilmente comprensibile per la mentalità dell'epoca, post rinascimentale definitivamente manierista. Ci troviamo in un periodo in cui la volontà di rinnovamento sociale, urbano e architettonico di Brescia aveva ormai superato il singolo monumento pubblico o religioso, così come era stato in età rinascimentale, durante la quale episodi ben definiti, primo tra tutti il palazzo della Loggia e la sua piazza, emergevano in un panorama sostanzialmente romanico-gotico. Alla fine del XVI secolo il desiderio di rinnovamento è diventato capillare e coinvolge tutto il resto della realtà urbana, dal singolo palazzo privato alla chiesa minore, alle cattedrali, che per la prima volta vengono percepite come non più adeguate. A nord del Duomo vecchio insiste ancora la basilica paleocristiana di San Pietro de Dom, che proprio in questi anni, non a caso, vede rialzato l'ingresso e il pavimento, il soffitto viene cassettonato e ornato di pregevoli pitture, mentre le pareti laterali vengono bucate da ampi finestroni. Entro il 1604 viene addirittura completamente demolito per la costruzione di una nuova, imponente cattedrale. Ludovico Beretta (ca 1518-1557) è già attivo da molto tempo in quest'opera di ricostruzione capillare in chiave moderna dei più importanti palazzi della città, mentre sta per iniziare l'età dell'oro dei grandi architetti e mastri murari della Brescia seicentesca, capitanati da Giovanni Battista Lantana (1581-1627) a Pier Maria Bagnadore (1550-1627).

Duomo vecchio, lato ovest dell'aula centrale. A livello della platea si apre l'ingresso originale, sormontato dall'arcone frontale al nuovo accesso con affaccio sull'aula

Comprendiamo quindi meglio lo spirito che animò la rettifica degli accessi al Duomo vecchio operata dal Piantavigna. Sotterrati i due ingressi originali della galleria coperta, il nuovo accesso della cattedrale viene aperto nella collocazione più semplice e logica, ovverosia sull'asse centrale, alla base della possente torre-campanile. Il nuovo portale viene aperto in rottura del muro nel 1571, minando tra l'altro la stabilità della torre che, proprio per questo motivo, crollerà nel 1708 al termine dell'evoluzione di un grave quadro fessurativo. L'accesso così collocato sfocia necessariamente sulla "terrazza" sovrastante il portale originale, nella situazione osservabile ancora oggi. I percorsi interni alla cattedrale subiscono perciò una profonda alterazione: non viene modificata la direzione dell'entrata, ancora rivolta verso il presbiterio, ma il suo livello altimetrico viene innalzato dalla platea al livello superiore del deambulatorio. L'antica immediatezza d'accesso viene meno, innescando quel variegato sali-scendi imposto ancora oggi a qualsiasi visitatore della cattedrale che voglia raggiungere il presbiterio, un percorso che si svolge interamente nel deambulatorio, girando attorno alla platea. Il guadagno, in questo caso, è la visione praticamente panoramica sull'intero ambiente interno che si ha dall'ingresso e da quella sorta di balconata dietro all'arca di Berardo Maggi. Ma era questa la volontà originale dei progettisti di questa meravigliosa architettura?

Duomo vecchio, l'attuale portale d''ingresso barocchetto.

Evidentemente, no. La sopravvivenza dell'ingresso originale al duomo, a ovest della platea, permette di comprendere pienamente quale doveva essere l'antica visuale di chi vi accedeva dall'esterno, coerentemente con le scelte dei primi architetti. Il primitivo sistema d'accesso è integralmente conservato, con la vecchia galleria coperta sotto il deambulatorio e la connessione trasversale tra questa e la platea, mediata da un monumentale fornice ad arco a doppia cornice. Lo spazio sotto l'arco, di solito non accessibile al pubblico, è oggi sfruttato come battistero mentre la galleria è del tutto inutilizzata. La testata nord della galleria è stata parzialmente liberata nel XIX secolo, mentre quella sud è stata rimessa alla luce nel XX secolo quando, attraverso uno sterro, è stato liberato il fianco della rotonda per mostrarne l'altezza originale. Sono quindi visibili entrambi gli antichi accessi alla cattedrale, a raso della parete perimetrale.

Gli antichi ingressi della cattedrale, a sinistra quello sud e a destra quello nord. Entrambi conducono
alla galleria trasversale d'accesso apprezzabile nella pianta del piano terra mostrata più sopra.

L'ingresso originale del duomo a ovest della platea. Oltre l'inferriata, in corrispondenza del fonte battesimale, si ha l'incontro dei due tronconi della galleria d'accesso, uno proveniente da nord (destra) e uno da sud (sinistra). Arrivato a questo punto, dopo aver percorso la galleria in uno qualsiasi dei sensi, l'antico visitatore svoltava l'angolo ed entrava in cattedrale in corrispondenza della platea inferiore.

È pertanto possibile posizionarsi al di sotto del primitivo fornice d'ingresso e osservare la visuale che fu imposta ai visitatori del duomo fino alla fine del XVI secolo. Il punto di vista alla base dell'ambiente voltato è totalmente differente rispetto all'attuale, sebbene la direzione sia la stessa. Da questo luogo si ha una percezione sostanzialmente globale della grande platea voltata, circondata dalla solenne cadenza dei pilastroni quadrangolari, e una vista diretta della cupola immediatamente al di sopra, ma molto più in alto rispetto a quanto si è soliti vederla. La sensazione di avvolgimento nella monumentale architettura è immediata e straordinaria, poiché subito al di là del portale si è catapultati nella grande spazialità interna, efficacemente racchiusa dal colonnato circolare. Ruolo architettonico predominante è naturalmente affidato all'ampia volta: lo spazio appare subito limpido e circoscritto, privo di discontinuità e molto unitario. Oltre il colonnato si può intravedere l'ambulacro come spazio subordinato, più basso e maggiormente in ombra rispetto al vasto nucleo centrale, che si perde poi ai margini del campo visivo per proseguire alle spalle dell'osservatore.  Da questo punto, e solo da questo punto, lo spazio è molto tangibile dal punto di vista tridimensionale.

La rotonda vista dall'ingresso originale. Ai margini della fotografia si notano i bordi dell'arcone d'ingresso. Il campo visivo dell'obiettivo fotografico non è in grado di cogliere appieno la visuale che si ha da questo punto, sostanzialmente globale sull'intera rotonda centrale, dalla base dei pilastroni alla volta.

La differenza di percezione dello spazio tra i due punti di vista è duplice: dall'accesso attuale, l'osservatore guarda l'aula dal deambulatorio e non dalla platea, e da metà altezza invece che dalla base. La prima differenza comporta che, per un osservatore collocato in corrispondenza della bussola d'ingresso, l'ampio nucleo interno sia visibile solo parzialmente oltre il fornice frontale e che il campo visivo sia occupato soprattutto dall'architettura dell'ambulacro. Inoltre, sempre guardando da questo punto, la cupola risulta quasi completamente invisibile. La seconda differenza emerge nel momento in cui l'osservatore si affaccia dal deambulatorio sulla platea sottostante: da questo punto di vista è impossibile avere una visione d'insieme dell'aula centrale perché, trovandosi a metà altezza, si può solo guardare o verso l'alto, o verso il basso, e nessuna delle due vedute può cogliere l'aula nella sua interezza.



L'affaccio dalla balconata antistante l'ingresso moderno non consente una visione globale dell'aula. Da questo punto di vista, l'occhio può direzionarsi verso l'alto (immagine superiore) o verso il basso (immagine centrale). La prima visuale mostra la cupola, tuttavia di scorcio e solo parzialmente, mentre la seconda è poco rilevante in quanto diretta al pavimento della platea. Una visuale intermedia (immagine inferiore,© Wikimedia Commons, foto Pylausè comunque poco significativa perché il pavimento inferiore occupa sempre, e inutilmente, gran parte del campo visivo a scapito di una percezione rivolta unicamente all'architettura degli alzati.

L'alterazione della quota altimetrica del punto di vista è certo importante, ma la differenza principale è nel trasferimento dell'ingresso al confine del deambulatorio. L'accesso alla base dell'aula centrale ha infatti l'insostituibile prerogativa di dare la sensazione, a chi fa il primo passo all'interno del duomo, di trovarsi già nel cuore dello stesso. In tal senso, l'avvolgimento sperimentato dall'osservatore non è dato solo dalle caratteristiche architettoniche dell'edificio, ma anche dal fatto di entrare direttamente nel suo nucleo. Questo fatto è particolarmente acuito dal deambulatorio, naturalmente percepito alle spalle del poderoso colonnato, il quale, come già detto, si perde ai margini del campo visivo dell'osservatore che entra dall'ingresso originale. Di conseguenza, il visitatore ha effettivamente coscienza che l'architettura in cui si trova prosegue alle sue spalle, circondando la maestosa aula in cui è appena entrato, e capisce di trovarsi già al centro della cattedrale. Si parla pertanto di una sensazione del tutto inusuale e certo inaspettata per chiunque, considerando soprattutto che l'impianto tradizionale per le chiese era quello a pianta longitudinale, in cui il visitatore entrante dall'ingresso principale si trovava, semplicemente, in testata all'architettura.


La visuale sinistra (nord, immagine superiore) e destra (sud, immagine inferiore) della rotonda per un osservatore in corrispondenza dell'ingresso originale. La visuale piena coinvolge esclusivamente l'aula centrale, spazio gerarchicamente maggiore, mentre il deambulatorio perimetrale rimane schermato. Ai margini del campo visivo, il deambulatorio si perde alle spalle dell'osservatore, dando sensazione di avvolgimento e di trovarsi già al centro dell'architettura. 

A questo effetto straniante contribuisce in modo tutt'altro che indifferente la galleria d'accesso trasversale, con doppio ingresso a nord e a sud. Si tratta di uno spazio relativamente basso, assolutamente non voluminoso, poco illuminato e con una spazialità "a tunnel", tutte caratteristiche profondamente differenti, quasi diametralmente opposte, a quelle dell'architettura che attende l'osservatore una volta svoltato l'angolo. Si tratta di una scelta architettonica ragionata e estremamente efficace, perché costringe l'osservatore in una galleria angusta prima di proporgli la monumentale e avvolgente architettura interna. È molto interessante, infatti, sottolineare che non si avrebbe avuto lo stesso effetto percettivo se anche l'accesso originale su strada si fosse collocato lungo l'asse principale dell'edificio, ossia se il duomo avesse avuto in origine un ingresso esattamente uguale a quello attuale ma traslato al livello inferiore, senza alcuna galleria trasversale. L'effetto sorpresa all'entrata, infatti, contava anche e soprattutto sul fatto che il visitatore era appena transitato per un angusto ambiente-filtro, una galleria bassa e stretta, disposta pure lungo un'altra direzione. In tal senso, per un visitatore a cui fosse ignota la conformazione dell'edificio, non era probabilmente intuitivo che, in sé, la galleria non conducesse a nulla, bensì la cattedrale si trovasse innestata ad essa a metà percorso e ad angolo retto.

La testata nord dell'antica galleria d'accesso

Questa tendenza a complessificare la percezione degli spazi religiosi e a ricercare possibili soluzioni che potessero stupire o straniare il fedele entrante non è inedita nell'architettura romanica e, come già detto, affonda le proprie radici nell'età paleocristiana. Nella basilica di San Vitale a Ravenna (VI sec), per esempio, troviamo un nartece esterno che fa da vestibolo all'ingresso, in questo caso poco profondo e molto allungato, chiuso alle testate da due absidi e collocato in corrispondenza di un vertice dell'ottagono costituente la pianta dell'edificio. Il vestibolo è sfalsato rispetto alla chiesa e all'asse preminente dell’edificio. Questo spazio consente di accedere definitivamente alla basilica attraverso due ambienti triangolari, uno dei quali, quello sud, rivolto lungo una direzione molto diversa rispetto a quella che definisce l'asse principale dell'architettura. Tale ingresso non consente a chi lo usa di afferrare immediatamente cosa sta avvenendo attorno a lui e l'effetto è certamente voluto. L'ingresso nord è in asse con l’altare, mentre quello sud no: il vestibolo diventa uno spazio coscientemente sfruttato per spiazzare il visitatore, il quale non viene messo nella condizione di poter cogliere subito l’orientamento dell'edificio e delle sue diverse parti.

Ravenna, basilica di San Vitale, VI sec, pianta. Si noti il vestibolo d'ingresso e i due accessi all'aula rivolti lungo direzioni differenti.

Un effetto concettualmente simile doveva caratterizzare la configurazione originale degli interni della basilica di Santo Stefano Rotondo a Roma (V sec). Sulla base della pianta dell'edificio primitivo, in seguito ampiamente rimaneggiato, nessuno degli otto ingressi esterni conduceva direttamente all'interno della chiesa, bensì affacciavano su uno stretto deambulatorio perimetrale coperto, diviso in quattro settori. Ogni settore, alle due testate, presentava una porta che conduceva agli atri laterali, quattro in tutto disposti a pianta cruciforme, dai quali si accedeva all'ambulacro interno e infine all'aula centrale voltata. Di nuovo abbiamo a che fare con ambienti-filtro e percorsi obbligati non lineari, parzialmente angusti, in grado di agire sulla percezione visiva dell'osservatore il quale, in modo più o meno inaspettato, finiva per trovarsi in un ambiente straordinariamente più ampio, avvolgente e unitario. Non è certo un caso che questo studio mirato di ingressi e percorsi allo scopo di rendere impreparati i visitatori alla vista dell'ambiente interno si trovi applicato, quasi esclusivamente, negli edifici a pianta centrale. Queste chiese erano spesso martyrium o santuari dallo spiccato valore celebrativo, sia religioso sia politico, dunque ambienti per loro stessa natura diversi e "più speciali" di tutti gli altri, per i quali valeva la pena adoperarsi non solo in un'architettura più complessa, ma anche nell'acuire l'effetto di meraviglia che essi provocavano agli occhi dei fedeli.

Roma, chiesa di Santo Stefano Rotondo, V sec, pianta dell'edificio nella configurazione originale.

Tornando al Duomo vecchio di Brescia, risulta a questo punto chiara la grave perdita, in fatto di corretta percezione dell'architettura, causata dallo spostamento cinquecentesco dell'ingresso principale. Con questo intervento, chi entra nella cattedrale non viene immediatamente catapultato nella sua maestosa aula centrale, bensì ne ha una precoce quanto banalizzante visione esterna, mentre il resto del suo campo visivo è occupato da un'inutile veduta sull'ambulacro. Oltrepassato il portale sulla piazza, l'osservatore percepisce l'interno del duomo più come un deambulatorio che circonda l'aula centrale, che non un'aula circondata dal deambulatorio. Decade cioè il carattere predominante dell'aula, tant'è che di solito il visitatore si limita ad osservarla dall'affaccio frontale senza rendersi conto che non sta osservando alcunché, o meglio sta sperimentando una visione che fondamentalmente è priva di significato, perché secondo le volontà dei progettisti originali avrebbe dovuto vivere l'aula dall'interno e non approcciarvisi dall'esterno. Il percorso odierno del visitatore è soprattutto confinato all'ambulacro, rimarcando questa idea falsata del Duomo vecchio come un anello che circonda un vuoto centrale architettonicamente facoltativo.



Vista dell'aula, dell'ambulacro sinistro (nord) e dell'ambulacro destro (sud) rispettivamente nell'immagine superiore, centrale e inferiore per un osservatore in corrispondenza dell'ingresso moderno. Banalizzante è la vista sull'aula, poiché variamente schermata e non in grado di aprirsi sulla globalità del volume centrale. L'ampia visuale sui deambulatori è invece architettonicamente superflua, in quanto dovrebbero essere spazi subordinati di minor impatto, ingiustamente esaltati.

Il "vero" Duomo vecchio, pertanto, è quello che si può percepire osservando l'architettura dalla platea inferiore, una vista che consente di stilare una corretta gerarchizzazione degli spazi, dalla predominante aula cupolata agli ambienti ad essa subordinati. È inoltre interessante sperimentare la visione che gli architetti originali avevano sapientemente pianificato per chiunque entrasse in cattedrale dall'antico ingresso, il quale fortunatamente ancora sussiste. Altrettanto interessante, quindi, è comprendere quanto un edificio possa essere alterato nel suo significato senza mettere mano ad un solo mattone, sintomo che l'architettura non è fatta di soli muri, ma anche di pensieri, punti di vista privilegiati e particolari condizioni a contorno, il cui scopo è renderla viva.

Bibliografia essenziale:
- Danilo Allegri, Gaetano Panazza, Il Duomo Vecchio di Brescia, Brescia 1974
- Giancarlo Andenna, Marco Rossi (a cura di), Società bresciana e sviluppi del romanico, Brescia 2002
- Paolo Guerrini, Il Duomo Vecchio in Santuari, chiese, conventi, Brescia 1986
- Marco Rossi, La rotonda di Brescia, Milano 2004
- Valentino Volta, Renata Salvarani, La rotonda di Brescia in Rotonde d' Italia: analisi tipologica della pianta centrale, collana "Di fronte e attraverso. Saggi di architettura", Milano 2008

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