Cronaca di un furto fallito nella bottega di Tiziano

Il 29 settembre 1519 Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, invia una lettera molto dura a Jacopo Tebaldi, suo ambasciatore a Venezia, affinché Tiziano venga sollecitato a ultimare i Baccanali per i Camerini d'alabastro, ovvero Bacco e Arianna, il Baccanale degli Andrii e la Festa degli amorini, per i quali il pittore si era preso l'impegno molto tempo prima senza averne ancora consegnato neppure uno. Nella lettera di risposta, datata 10 ottobre 1519, il Tebaldi informa il duca che il ritardo è stato causato da Altobello Averoldi, da lui indicato solamente con il rispettoso titolo di "Reverentissimo", il quale: 

          «...qui vol far fare una opera de pictura, et magistro Titiano è stato seco in longa praticha sopra ciò, secundo ch'io ho inteso da amici mei, et magistro Titiano non me l'ha negato.»

Tiziano Vecellio, Polittico Averoldi, 1522,
chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Brescia

I ''giapponesi'' secondo una tela bresciana del XVIII secolo

Al secondo altare destro della basilica di Santa Maria delle Grazie a Brescia si conserva un dipinto che, a dispetto dell'apparenza, merita particolari approfondimenti. Il soggetto è San Francesco Saverio predica ai giapponesi ed è opera del 1745 di Pietro Antonio Rotari (1707-1762). Questo pittore, spesso poco considerato in patria, è più conosciuto per le sue opere in Russia, dove lavora a partire dal 1756 dopo un già considerevole successo a Vienna, diventando il vero e proprio pittore di corte degli Zar fino alla morte.
Anche nelle terre d'origine, tuttavia, aveva lavorato moltissimo, soprattutto a partire dal suo rientro a Verona nel 1734 dopo un lungo soggiorno romano. Proprio a Verona apre una propria bottega, da cui per vent'anni escono pale e ritratti per chiese e palazzi di tutta la Repubblica veneta e oltre. Opere del Rotari si trovano in chiese di Bergamo, Brescia, Padova, Parma, Udine, Mantova, Rovigo, per non parlare della città natale. Nel 1749 la sua fama gli consente di acquisire il titolo di Conte della Repubblica di Venezia.

Pietro Antonio Rotari, San Francesco Saverio predica ai giapponesi,
1745, basilica di Santa Maria delle Grazie, Brescia

Auguri a tutte le donne da Arte bresciana

Floriano Ferramola, Madonna col Bambino tra undici sante e martiri, 1510-12, abside centrale della chiesa di Santa Maria in Solario, monastero di Santa Giulia, Brescia

Per celebrare l'8 marzo, festa della donna, Arte bresciana propone una selezione di opere d'arte, ovviamente bresciane, in cui la donna è protagonista nella sua bellezza e nel suo significato. Nella storia dell'arte, la donna più frequentemente rappresentata fu certo Maria madre di Gesù, che da sola varrebbe come massima espressione femminile: una donna umile, dedita a nient'altro che alla sua vita, che grazie alla sua misericordia, alla sua tenacia e al suo amore, viene eletta a Madre di Dio, diventando l'anello di collegamento tra Cielo e Terra e la via per la redenzione di tutta l'umanità.

Per una migliore contestualizzazione di due rilievi bresciani del XV secolo

          "Ne la Chiesa vecchia di San Faustino e Giovita ad sanguinem, hoggi detta S. Afra, il cui coro fu ultimamente rifatto ne l'anno 1538 e il resto della chiesa nel 1580, appresso la capella maggiore a mezo giorno, eravi una piccola capelletta dedicata ad esso san Latino. Ne l'altare di questa, che fu inanzi il detto anno 1538 ruinata per occasione di riparare la detta capella maggiore, fu ritrovata una piccola arca di pietra viva chiusa, e con coperchio impiombato con una lastra appresso, in cui si vedeva l'imagine di San Latino con simile inscrittione: Anno 1464 conditum est. Come poi per inanzi giacesse il detto santo corpo, non ne rende conto. Ne l'anno 1574 fu rifatta un'altra capella nell'istesso luoco, e dedicata all'istesso Santo, e nell'altare riposta la stessa arca, che ancora si può vedere per una fenestrella lasciatavi, e nel frontespicio postavi la medesima lastra, che dentro tiene scolpita la detta immagine, e è accompagnata l'arca con quattro vasi cristallo pieni di diverse reliquie come dimostra l'inscrittione".

Anonimo bresciano, San Latino, 1464, chiesa di Sant'Angela Merici, Brescia