Cronaca di un furto fallito nella bottega di Tiziano

Il 29 settembre 1519 Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, invia una lettera molto dura a Jacopo Tebaldi, suo ambasciatore a Venezia, affinché Tiziano venga sollecitato a ultimare i Baccanali per i Camerini d'alabastro, ovvero Bacco e Arianna, il Baccanale degli Andrii e la Festa degli amorini, per i quali il pittore si era preso l'impegno molto tempo prima senza averne ancora consegnato neppure uno. Nella lettera di risposta, datata 10 ottobre 1519, il Tebaldi informa il duca che il ritardo è stato causato da Altobello Averoldi, da lui indicato solamente con il rispettoso titolo di "Reverentissimo", il quale: 

          «...qui vol far fare una opera de pictura, et magistro Titiano è stato seco in longa praticha sopra ciò, secundo ch'io ho inteso da amici mei, et magistro Titiano non me l'ha negato.»

Tiziano Vecellio, Polittico Averoldi, 1522,
chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Brescia


Secondo il Tebaldi, quindi, il ritardo nella consegna dei Baccanali è stato causato dalla "longa praticha" che ha impegnato Tiziano su una "opera de pictura" commissionatagli da Altobello Averoldi. Si tratta di una notizia molto importante poiché, indirettamente, contribuisce a fissare al 1519 l'anno della commissione, da parte dell'Averoldi, del polittico da collocare nel coro della collegiata dei Santi Nazaro e Celso a Brescia, della quale era stato investito prevosto nel 1515.
Nel 1519, anno in cui si svolgono i presenti fatti, Altobello Averoldi risiede a Venezia e riveste la carica di Nunzio Apostolico presso la Serenissima, incarico che deteneva dal 1517 e manterrà fino al 1523, salvo ottenerlo di nuovo dal 1526 al 1530. In questo periodo, nella sua bottega presso la chiesa di San Samuele a Venezia, Tiziano sta lavorando, oltre ai citati Baccanali per il duca di Ferrara, alla pala Pesaro, alla pala Gozzi e al polittico di Brescia, tuttavia il Tebaldi, nella sua lettera di risposta, sembra far capire che il ritardo nella consegna dei dipinti sia dipeso dal solo impegno con l'Averoldi.

Francesco Raibolini, Altobello Averoldi,
1505 ca, National Gallery of Art, Washington D.C.

Jacopo Tebaldi, frequentatore per ufficio dello studio di Tiziano e molto abile a captare ogni diceria, scrive nuovamente al duca di Ferrara il 25 novembre 1520, più di un anno dopo, informandolo che Tiziano ha portato a termine, per l'Averoldi, una tavola con "uno Sancto Sebastiano, del quale multo si discorre in questa terra, per essere cosa bellissima". La notizia, molto probabilmente, gli era giunta per via indiretta e, infatti, questa lettera del 25 novembre al duca appare come una vera e propria relazione minuziosa del colloquio avuto con Tiziano per convincerlo a confermargli la veridicità dell'informazione. Il colloquio riportato, apparentemente aspro ma già aperto a una palese complicità truffaldina, inizia con un atteggiamento decisamente ironico e aggressivo verso il pittore, nel tentativo di respingere le giustificazioni da lui addotte:

          «...queste vostre ragioni non son meglio colorate, che siano le picture vostre, ma potete ben meco confessare [...] che havete gustato delli denari di questi preti...»

Tiziano confessa infine di aver davvero eseguito ed ultimato la tavola e di aver pattuito con l'Averoldi un compenso di duecento ducati per l'esecuzione dell'intero polittico. Gli mostra quindi il dipinto e l'ambasciatore, prontamente, riporta nella sua lettera "che questo sancto Sebastiano vale tutti epsi 200 ducati", accennando a una possibile acquisizione dell'opera. In ciò sembra rassicurato anche dallo stesso Tiziano il quale, secondo il Tebaldi, gli avrebbe detto che "né per preti né per frati era mai per partirse dal servitio de Vostra Excellentia et per stare giorno et nocte col pennello in mano per servirla".

Tiziano Vecellio, San Sebastiano, 1520
Nella successiva lettera dell'ambasciatore al duca, datata 1 dicembre 1520, emerge senza mezzi termini la pianificazione di un vero e proprio furto del San Sebastiano, interamente ordito dal Tebaldi. La proposta dell'astuto ambasciatore nasce in uno scenario in cui la tavola viene presentata come una sorta di "scuola del mondo":

          « ...Heri fui a veder la pictura di Sancto Sebastiano, che ha facto magistro Titiano, et vi trovai multi de questa terra, quali cum grande admiratione la vedevano, et laudavano, et epso disse a tutti noi, ch'eramo ivi, ch'el'era la megliore pictura ch'el facesse mai.»

Dopo aver atteso la fine dell'assembramento nello studio del pittore, il Tebaldi racconta di aver preso "in discosto" Tiziano e di avergli detto "ch'el era gettato via questa pictura, a darla a prete, et ch'el la porti a Brixia, [...] confortandolo a darla a Excellentia Vostra, quando a quella gli piacesse de haverla". Tiziano risponde di non sapere "qual partito pigliare per fare questo furto" ma, prontamente, il Tebaldi ribatte che avrebbe pensato a tutto il duca e che, comunque, "se potria subito dare principio ad una altra simile, et poi uno giorno voltarli il capo, una gamba, on brazo etc". Il pittore è sostanzialmente d'accordo nel perpetrare la truffa: Tebaldi lo dice "paratissimo per far ogni cosa, pur ch'el possa, et sapia, che sia grata alla Excellentia Vostra". In questa lunga lettera non manca neppure una descrizione abbastanza dettagliata della tavola, con un cauto giudizio estetico:

          «La dicta figura è attachata cum uno brazo alto, et uno basso ad una collonna, et tuta si torze, et di modo, ch'el sel il vede quasi tuta la schena, et in ogni parte della persona mostra havere passione per una sol saetta, ch'el ha nel mezo del corpo. Io non ho già iudicio, perché non me ne intendo de designo, ma mirando tute le parte, et muscoli della persona, a me pare che sia similima ad uno corpo de natura creato, et morto.»

Per trasformare la tavola da pannello di un polittico in pezzo autonomo da collezione, essa necessiterebbe di un'aggiunta che risarcisca il gomito e la mano del braccio sinistro. È sempre il Tebaldi, e nella stessa lettera del 1 dicembre, a confermare che Tiziano è già pronto per trovare una soluzione anche a questo problema, concludendo infine con le dovute raccomandazioni alla discrezione: « Per la tavola, che convien andar stretta, gli mancha una puncta de gombedo, et uno pezo de la mane stancha, ma predetto Titiano dice ch'el gli faria una gionta de quatro ditta de asse, et finiria il tuto. [...] Epsa Vostra Excellentia non ne parli cum persona, che per invidia on per gratificarsi il Legato, non gello facesse intendere, perch'el ce ocellaria noi, et la levaria de mani de Titiano.»

Tiziano Vecellio, Studio per san Sebastiano,
Francoforte, Städelsches Kunstinstitut
Tiziano Vecellio, Sei studi per san Sebastiano,
Berlino, Kupferstichkabinett

A questo punto, la corrispondenza tra il Tebaldi e il duca si infittisce. La risposta da Alfondo I d'Este, datata 17 dicembre, dimostra un interesse secondario alla questione dell'aggiunta che avrebbe meglio centrato il santo raffigurato. Piuttosto, egli rivela una preoccupazione maggiore per il prezzo dell'opera, scrivendo di domandarlo a Tiziano ma facendo attenzione a non fare offerte:

          « ...Circa quella pictura de Sancto Sebastiano vi respondemo che non la volemo ridurre in discretione, ma volemo saper quello che ci ha da costar sì che chiaritecene, ma non domandate il pretio da nostra parte... ».

Tebaldi risponde prontamente tre giorni dopo, il 20 dicembre 1520, informando il duca di aver convinto Tiziano a ricevere sessanta ducati come compenso per la tavola, specificando che il pittore è disposto ad approntare una copia della stessa da consegnare poi all'Averoldi:

          « Sum poi intrato nel dir del Sancto Sebastiano, et cum bono modo l'ho inducto a dirmi le formale parole: "Il Signore Duca mi pò obligar questa povera vita, et ad istanza de homo del mondo [...] non faria la truffa, che ti ho promisso fare al Legato, ma la facio volentieri quando così gli piacia, et quando la Excellentia Sua mi paghi epso Sancto Sebastiano sexanta Ducati, io restarò satisfactissimo". »

Entro tre giorni arriva la risposta definitiva del duca che, improvvisamente, lascia cadere l'intera trattativa per non commettere "ingiuria" verso Altobello Averoldi, probabilmente intimorito anche dalla carica di nunzio apostolico che il prelato, come detto, aveva presso la Serenissima:

          «...havendo noi pensato sopra quella cosa del Sancto Sebastiano ci risolvemo di non voler fare questa ingiuria a quello Reverendissimo Legato et che esso Titiano pensi pur di servirci bene in quell'opera ch'el dee far per noi, che per ora non lo gravamo ad altro che a questo. »

Secondo Francesco Valcanover (1969), la prima versione del San Sebastiano, legato a una colonna come negli schizzi preparatori di Francoforte e Berlino, e non a un albero, potrebbe comunque aver lasciato precocemente lo studio di Tiziano per essere inviata alla corte di Mantova dopo il rifiuto di Alfonso I d'Este. Un San Sebastiano alla colonna è infatti citato tra i dipinti venduti dai Gonzaga a Carlo I d'Inghilterra, ma da allora se ne sono perdute le tracce. Anche Jacopo Tebaldi, nella descrizione che fa della tavola nella lettera al duca del 1 dicembre 1520, specifica che il santo è legato a una colonna e non a un albero: potrebbe essere stata una svista, oppure si trattava veramente di un'altra tavola. In ogni caso, venuta meno la truffa ai danni dell'Averoldi il quale, verosimilmente, non ne verrà mai a conoscenza, il polittico viene completato nelle parti ancora mancanti entro il 1522, data riportata, insieme alla firma dell'autore, sul rocchio di colonna a terra nel San Sebastiano, e consegnata ai "preti bresciani" con buona pace di tutti i cospiratori.

Bibliografia essenziale:
- Pier Virgilio Begni Redona, Pitture e sculture in San Nazaro e Celso - Il Polittico Averoldi di Tiziano Vecellio in AA.VV., La collegiata insigne dei Santi Nazaro e Celso in Brescia, Brescia 1992 
- Giovanni Agosti, Elena Lucchesi Ragni (a cura di), Il polittico Averoldi di Tiziano restaurato, Brescia 1991
- Roberto Tassi, Il polittico Averoldi in San Nazaro, Brescia 1976
- Francesco Valcanover, L'opera completa di Tiziano, Milano 1969.
- Stefano Zuffi, Tiziano, Milano 2008

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