Resti di un'abside tra gli scavi archeologici del monastero dei Santi Faustino e Giovita

Il monastero dei Santi Faustino e Giovita a Brescia

Nel corso degli anni 1990 l'ex monastero dei Santi Faustino e Giovita a Brescia è stato oggetto di una straordinaria campagna di studio, recupero e restauro che ha permesso l'insediamento degli uffici di Segreteria dell'Università degli Studi di Brescia. Il progetto ha visto il concorso di una vasta schiera di esperti che hanno dato significativi contributi nei rispettivi campi: ingegneri e architetti hanno lavorato sui muri, risolvendo in alcuni casi problemi strutturali complessi con magistrali soluzioni, mentre storici dell'arte, dell'architettura e archeologi hanno lavorato sui libri, sui rilievi e sulle opere artistiche, con esiti altrettanto importanti. Tra le altre cose, per esempio, è stato prodotto uno studio scientifico sul chiostro maggiore, portando in sempre maggiore evidenza il nome di Andrea Moroni per il suo architetto, più altri studi che hanno tolto definitivamente a Bernardino Martinengo la progettazione del chiostro ionico detto "della Campanella". Di grande importanza sono stati anche gli scavi archeologici che, sebbene affrontati in modo non sistematico e intensivo, hanno consentito di restituire interessanti scoperte. Gli scavi si sono limitati alle zone di intervento del cantiere, purtroppo senza operare altri saggi conoscitivi al di fuori di queste. È comunque doveroso specificare che le trasformazioni subite dal monastero nel corso del XVI secolo sono state talmente radicali da aver completamente cancellato ogni traccia delle strutture medievali. A tutt'oggi, è impossibile ricostruire la storia stratigrafica del cenobio nel lasso di tempo tra la fondazione di Ramperto (prima metà del IX secolo) e la ricostruzione cinquecentesca.

Antonio Mangiacavalli. Fatti e opere per una ricostruzione del profilo artistico

"Magister Antonius de Mangiachavallis de Cumo lapicida". Così questo misconosciuto scultore, il 5 maggio 1501, firma un contratto per la fornitura di otto colonne rastremate, con basi e capitelli, per la dimora bresciana di Paolo Giacomo Rovati. E, di nuovo, "Antonio Magnocaballo" è il nome dello scultore che viene idolatrato come un Prassitele redivivo nell'iscrizione dedicatoria sul portale della chiesa di San Lorenzo a Carzago (BS), consacrata nel 1502. I documenti si fermano qui, null'altro è sopravvissuto che potesse approfondire la memoria di questo personaggio. Tuttavia, come altre volte accade, queste due sole citazioni tanto bastano a delineare il profilo di quello che, molto probabilmente, fu il principale collaboratore di Gasparo Cairano, massimo esponente della scultura rinascimentale bresciana nel ventennio a cavallo del 1500.
Ad Antonio Mangiacavalli va infatti riferita una Madonna col Bambino conservata nell'oratorio di Carzago, frammento del gruppo statuario che ornava il portale della chiesa cinquecentesca fino al suo riutilizzo durante la ricostruzione settecentesca. A questa Madonna si accompagnavano due statue con San Lorenzo e San Vito, trasferite da tempo nella chiesa di San Rocco al Cimitero, da cui sono però scomparse intorno alla metà del XX secolo. E se il contratto con il Rovati attesta la sua provenienza da Como, allora è finalmente chiaro chi fosse l' "Antonio da Como" che, tra il 1506 e il 1509, realizza assieme a Gasparo Cairano il portale del duomo di Salò, eseguendo tra le altre cose una Madonna annunciata che si presenta della stessa fattura della Madonna di Carzago.

Antonio Mangiacavalli, Madonna annunciata1508 ca, Salò, portale del duomoAntonio Mangiacavalli, Madonna col Bambino1500 ca, Carzago Riviera, oratorio parrocchiale

L'ancona dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria del Carmine e la sua storia

È il 28 gennaio 1596 quando una solenne processione entra nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia trasportando alcune reliquie e una magnifica pala per l'altare maggiore. I doni sono spediti direttamente a Brescia dal duca di Baviera Guglielmo V e dalla consorte Renata in gesto di riconoscenza verso il frate carmelitano bresciano Faustino Cattaneo, occupato alla corte bavarese dal 1582 al 1595 come cappellano e "magister chori". Si tratta di reliquie importanti: due teste delle vergini compagne di sant'Orsola e la gamba di uno dei soldati di san Maurizio. Anche la tela è bellissima e riscuote il plauso immediato della città, diventando meta di pellegrinaggi di artisti e intenditori d'arte: è l'Annunciazione di Pieter de Witte detto il Candido, pittore fiammingo con lunga esperienza di formazione italiana tra la Toscana e Roma. Il dipinto viene eseguito appositamente nel 1595 e reca la firma sull'inginocchiatoio della Madonna: "P. CANDIDUS PICTOR DVCIS BAVARIAE F.". Il dipinto costituisce un vero e proprio unicum di manierismo romano a Brescia, mediato tuttavia dal De Witte che è molto più aperto ai valori della luce, con esiti di grande luminosità dai toni sostenuti diffusi nell'intera ambientazione. L'equilibrio dei volumi è molto attento e quasi eccessivo, ma in generale la composizione si presenta movimentata e solenne, capace di passare dalla sfera terrena a quella divina senza alcuna cesura.

Pieter de Witte, Annunciazione, 1595, Brescia, chiesa di Santa Maria del Carmine, altare maggiore