Resti di un'abside tra gli scavi archeologici del monastero dei Santi Faustino e Giovita

Il monastero dei Santi Faustino e Giovita a Brescia

Nel corso degli anni 1990 l'ex monastero dei Santi Faustino e Giovita a Brescia è stato oggetto di una straordinaria campagna di studio, recupero e restauro che ha permesso l'insediamento degli uffici di Segreteria dell'Università degli Studi di Brescia. Il progetto ha visto il concorso di una vasta schiera di esperti che hanno dato significativi contributi nei rispettivi campi: ingegneri e architetti hanno lavorato sui muri, risolvendo in alcuni casi problemi strutturali complessi con magistrali soluzioni, mentre storici dell'arte, dell'architettura e archeologi hanno lavorato sui libri, sui rilievi e sulle opere artistiche, con esiti altrettanto importanti. Tra le altre cose, per esempio, è stato prodotto uno studio scientifico sul chiostro maggiore, portando in sempre maggiore evidenza il nome di Andrea Moroni per il suo architetto, più altri studi che hanno tolto definitivamente a Bernardino Martinengo la progettazione del chiostro ionico detto "della Campanella". Di grande importanza sono stati anche gli scavi archeologici che, sebbene affrontati in modo non sistematico e intensivo, hanno consentito di restituire interessanti scoperte. Gli scavi si sono limitati alle zone di intervento del cantiere, purtroppo senza operare altri saggi conoscitivi al di fuori di queste. È comunque doveroso specificare che le trasformazioni subite dal monastero nel corso del XVI secolo sono state talmente radicali da aver completamente cancellato ogni traccia delle strutture medievali. A tutt'oggi, è impossibile ricostruire la storia stratigrafica del cenobio nel lasso di tempo tra la fondazione di Ramperto (prima metà del IX secolo) e la ricostruzione cinquecentesca.


L'intero corpus di rinvenimenti archeologici del monastero di San Faustino è stato raccolto in modo organico e pubblicato nel 1997 all'interno della monografia che rendeva noti i lavori compiuti e tutti gli studi condotti. In questa occasione vengono quindi condensate le ricerche condotte in tre diversi momenti del XX secolo: i ritrovamenti del 1957 avvenuti nell'area del presbiterio della chiesa, quelli del 1988 scoperti per caso nell'ala est del chiostro maggiore durante alcune verifiche statiche e quelli del 1995 in varie zone del monastero. Il sunto dei resti venuti alla luce è riportato nella seguente immagine.

Pianta dei rinvenimenti archeologici nell'area del monastero dei Santi Faustino e Giovita a Brescia. I campi tratteggiati sono i brani murari effettivamente scoperti, i campi vuoti con bordo a tratteggio sono le ricostruzioni ipotetiche di completamento. A tratto continuo sono i profili murari delle strutture attuali, con indicazione delle coperture voltate. In alto si notano i brani murari della chiesa romanica. Al centro, sulla sinistra, le US 108-109 sono state attribuite a scantinati e altri edifici successivi al XIII sec demoliti per la costruzione del chiostro maggiore. A sinistra di questi si trova il muro curvilineo marcato come US 104 di cui si parla nel presente articolo, già demolito in epoca bassomedievale. Il nord è in basso.

Oltre a vari brani murari più o meno interessanti e condotte interrate, i più notevoli resti dal punto di vista storico e artistico sono certamente quelli relativi al presbiterio della chiesa romanica, già affrontati in un precedente articolo, e quelli di un muro ad andamento curvilineo identificato sotto i locali dell'ala ovest del chiostro maggiore (US 104 nell'immagine superiore). Il muro presentava un paramento in pietre sbozzate legate da una buona malta giallastra, accuratamente tirata a raso. Lo spessore della muratura era 0,50 m e presentava una netta risega di fondazione a -2,40 m dalla quota della soglia d'ingresso al monastero su via San Faustino. Al di sopra della risega, il muro si conservava in alzato per 0,90 m. In connessione al piede interno del paramento non furono rinvenuti resti di pavimentazione o livelli di calpestio. Il disegno semicircolare aveva un raggio stimato di 3,50 m relativamente al profilo esterno della muratura. Il piano di rasatura di questo edificio costituiva la base per muri di fondazione di epoca bassomedievale e resti di una canaletta di scolo più tarda.

La messa in luce del brano murario, purtroppo, non è stata seguita con metodo archeologico e ciò ha impedito il rilevamento di indicatori che potessero datare con esattezza il reperto e la stratigrafia sovrastante. Anche in assenza di reperti datanti, tuttavia, gli studi hanno considerato ragionevoli due ipotesi per identificare l'edificio, basandosi sulle caratteristiche formali e sulla posizione stratigrafica. La prima ipotesi vede attribuire il muro all'ambiente absidato di una domus suburbana di età romana, estesa a est nell'area degli ex orti del monastero. La seconda ipotesi, più suggestiva, mette in relazione l'abside con un edificio religioso tardoantico o altomedievale di piccole dimensioni. La convessità rivolta a ovest del muro, tuttavia, è in contrasto con la rigorosa consuetudine dell'epoca di orientare l'abside a est: in tal caso, saremmo di fronte a un piccolo sacello poliabsidato, dunque un edificio a pianta centrale tricora o tetraconca e ingresso rivolto verso un altro punto cardinale. Questa conformazione planimetrica, abbastanza frequente soprattutto in età paleocristiana o comunque altomedievale, caratterizzava generalmente piccoli ambienti quali santuari o battisteri ed è oggi molto rara da trovare integra. In Lombardia si ricordano il sacello di San Satiro a Milano (IX sec), il battistero di San Giovanni entro il complesso di San Vincenzo di Galliano a Cantù (inizio XI sec) e, in proporzioni molto più monumentali, la basilica di San Fedele a Como (XII sec). A Brescia possiamo ricordare il battistero paleocristiano di piazza del Duomo, demolito nel 1624-25, tuttavia in quel caso l'interno poliabsidato era inglobato entro una muratura perimetrale a pianta quadrata, dunque senza riscontri all'esterno, con esito architettonico molto differente. Un edificio religioso di questa fattura sarebbe assolutamente inedito a Brescia e, sconfinando nella speculazione, vi si potrebbe identificare la leggendaria chiesa di Santa Maria in Silva, l'antichissimo sacello presso il quale, secondo tradizione, Ramperto avrebbe fondato il monastero dei Santi Faustino e Giovita nel IX secolo, mai identificato dal punto di vista archeologico.

Battistero di San Giovanni, inizio XI sec, complesso di San Vincenzo di Galliano, Cantù, pianta

L'appezzamento di terreno circostante non fu interessato da altri saggi e nessun altro scavo è stato eseguito negli anni successivi. Il resto di questa architettura, verosimilmente integra come il brano che è stato rinvenuto, prosegue ancora oggi al di là delle strutture del monastero ed è attualmente interrata sotto gli ex orti, occupati dal campo da calcio dell'oratorio parrocchiale e dal camminamento perimetrale ad esso. Spetterà a chi avrà la possibilità, la volontà e i finanziamenti necessari il lieto onore di approfondire questa interessante scoperta, con la speranza che si ripeta in San Faustino la fortunatissima esperienza degli scavi nell'ortaglia del monastero di Santa Giulia.

Bibliografia essenziale:
- AA. VV., Percorsi del restauro in San Faustino di Brescia, Brescia 1997

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