Due portali di Vezza d'Oglio come paradigma dell'analisi formale

Dedico questo post a due portali identificati nel centro storico di Vezza d'Oglio, dalle fattezze né particolari né straordinarie, ma con l'unico obiettivo di dimostrare che dietro un qualunque palinsesto architettonico o scultoreo possono essere formulate considerazioni storiche, formali e stilistiche utili a datare il manufatto e a inquadrarlo entro un contesto culturale più ampio. Ciò, in genere, va a beneficio sia di quello stesso ambito, del quale vengono incrementate le conoscenze in direzione di un'ideale completezza, sia di tutti i possibili temi che possono essere correlati al manufatto, dalla storia dell'edificio in cui è inserito alla migliore definizione dell'espressione artistica locale, nella forma, nei materiali, nella sua diffusione. Il primo portale è in facciata alla cosiddetta torre Federici, appunto in via dei Federici n. 6, dirimpetto alla piccola porta d'ingresso al campanile della parrocchiale di San Martino. Il secondo è il portale della casa canonica in via Roma n. 7, sul lato opposto della parrocchiale rispetto alla torre Federici. Per l'esattezza, i portali della casa canonica sono due, identici e simmetrici, perciò vengono qui considerati in modo unitario. Sia il portale della torre, sia quello della casa canonica sono strutturati in modo simile, con un architrave retto da due pilastrini architettonicamente definiti, con un capitello e una base.

Portale di torre Federici, via dei Federici n. 6, Vezza d'Oglio

Una ''Strage degli innocenti'' bresciana per le vittime degli attentati di Parigi

Arte bresciana esprime il suo profondo cordoglio per le vittime degli attentati terroristici di Parigi del 13/11/2015 con l'arte, quanto vi è di più intramontabile, insopprimibile, incancellabile. Una Strage degli innocenti, grande olio su tela (494x290 cm) del 1594 di Pier Maria Bagnadore, conservato nella cappella del Sacro Cuore della chiesa di San Francesco d'Assisi a Brescia. Davanti a una rigorosa ma elegante ambientazione architettonica con un grande loggiato centrale, soldati e uomini armati si accaniscono sui bambini, mentre le loro madri cercano di sottrarli all'uccisione o ne contemplano i corpi straziati. La drammaticità della scena è stemperata da una atmosfera teatrale, che blocca le figure nel movimento e le isola in almeno tre gruppi continui. La cappella in cui si trovano il dipinto e il suo pendant, raffigurante il Martirio di santa Margherita d'Antiochia, era anticamente dedicata a Santa Maria Maddalena ed era la cappella sepolcrale della famiglia Brunelli. Autore e data del dipinto possono essere stabiliti dalla firma "PETRVS MARIA BALNEATOR" iscritta sulla trabeazione del loggiato nella Strage e il "1594" iscritto sul pendant.

Riscoperta una chiesa perduta di Brescia

La facciata su contrada delle Bassiche

Quasi per caso, e su indicazione di un’amica, notai un giorno che lungo contrada delle Bassiche a Brescia, poco a nord dell’incrocio con via Cairoli, due antichi piedistalli in pietra murati nel fronte su strada facevano silenziosa mostra di sé. I due pilastri, raddoppiati all’interno, incorniciavano un ingresso privo di portale e sostenevano due belle basi al piede di due sproporzionate lesene senza capitello. Esse proseguivano ininterrotte per i successivi tre piani dell’edificio, una modesta palazzina di edilizia civile, differenziata dalle adiacenti da null’altro se non da questo dettaglio. Un paramento lapideo così singolare, così ben descrivibile nella sua concezione, commentava da sé la passata esistenza di un’emergenza architettonica ben specifica: una chiesa. E naturalmente si presentò la domanda: potevano davvero esistere, a questa altezza di contrada delle Bassiche, resti di una chiesa di cui non si sapesse nulla? La risoluzione delle modanature, il raddoppio del piedistallo, la concezione stessa della facciata portavano facilmente a una datazione dei resti al XVII secolo circa. Si cercava quindi una chiesa in contrada delle Bassiche, diversa dalle “solite note” (Santa Maria degli Angeli, Santi Cosma e Damiano, Sant’Agnese), costruita o ricostruita attorno al XVII secolo e con buoni motivi per essere stata dimenticata da Dio e dagli uomini.

Su una proposta attributiva a Giovanni Gerolamo Savoldo

Nel 1922, dopo una travagliata vicenda di recupero durata alcuni mesi, entrano a far parte della collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo cinque tempere su tavola. Le opere provenivano dal monastero francescano di Santa Maria degli Angeli a Gardone Valtrompia, dove erano già state reimpiegate come fondo di un armadio, ed erano poi state segate per isolare le singole scene e immetterle abusivamente nel mercato antiquario. Le tavole raffigurano una Orazione nell'orto, una Pietà, una Predica di san Marco, un San Pietro e san Marco allo scrittoio e un grande San Giorgio, così come secondo la revisione iconografica proposta da Castellini (1999, p. 85) che ha appunto identificato in San Marco il santo con la corta barba castana, anziché in San Paolo come definito dai precedenti studi (Ferrari, 1956, p. 79; Passamani, 1988, pp. 22-23).