Riscoperta una chiesa perduta di Brescia

La facciata su contrada delle Bassiche

Quasi per caso, e su indicazione di un’amica, notai un giorno che lungo contrada delle Bassiche a Brescia, poco a nord dell’incrocio con via Cairoli, due antichi piedistalli in pietra murati nel fronte su strada facevano silenziosa mostra di sé. I due pilastri, raddoppiati all’interno, incorniciavano un ingresso privo di portale e sostenevano due belle basi al piede di due sproporzionate lesene senza capitello. Esse proseguivano ininterrotte per i successivi tre piani dell’edificio, una modesta palazzina di edilizia civile, differenziata dalle adiacenti da null’altro se non da questo dettaglio. Un paramento lapideo così singolare, così ben descrivibile nella sua concezione, commentava da sé la passata esistenza di un’emergenza architettonica ben specifica: una chiesa. E naturalmente si presentò la domanda: potevano davvero esistere, a questa altezza di contrada delle Bassiche, resti di una chiesa di cui non si sapesse nulla? La risoluzione delle modanature, il raddoppio del piedistallo, la concezione stessa della facciata portavano facilmente a una datazione dei resti al XVII secolo circa. Si cercava quindi una chiesa in contrada delle Bassiche, diversa dalle “solite note” (Santa Maria degli Angeli, Santi Cosma e Damiano, Sant’Agnese), costruita o ricostruita attorno al XVII secolo e con buoni motivi per essere stata dimenticata da Dio e dagli uomini.


I piedistalli in marmo sopravvissuti

Le ricerche portarono in breve tempo ad entrare in contatto con il lunghissimo quanto obliato mondo dell’Ospedale dei poveri della Misericordia, o della Pietà, noto anche come Pio Luogo degli orfanelli della Misericordia od Orfanatrofio maschile, il tutto spesso legato al titolo di San Girolamo Emiliani. A questo santo veneziano vissuto tra XV e XVI secolo, eletto da papa Pio XI “patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata”, era stata infatti dedicata la chiesa attorno a cui si raccoglieva il Pio Luogo della Misericordia. L’istituzione, racconta il Fè d’Ostiani (1927), era stata avviata nel 1532 dallo stesso Girolamo Emiliani dopo la terribile peste del 1528, mettendo a frutto le elemosine di un gruppo di compassionevoli cittadini e ricevendo anche l’aiuto del Comune. La direzione dell’istituto andò presto all’ordine dei padri Somaschi, da lui stesso fondato, i quali lo gestirono fino al 1798, anno della soppressione del Pio Luogo da parte del Governo provvisorio bresciano. L’immediata vicinanza tra il Pio luogo e questi probabili avanzi di chiesa era un ottimo indirizzo per ricercarne le origini, sospettando una qualche correlazione, per esempio come disciplina o oratorio, oppure cappella sussidiaria. Il primo tentativo ricadde sulla chiesa di Sant’Andrea del Soccorso, che tuttavia dimostrò presto la sua fallacia anche a causa di fonti che si rivelarono in seguito inesatte. Ormai desideroso di far chiarezza, un attento sondaggio delle mappe storiche della città di Brescia mi consentì di identificare facilmente l’edificio religioso e le fonti successivamente consultate mi diedero ragione. Quei piedistalli in contrada delle Bassiche facevano davvero parte della facciata di un luogo di culto, che possedeva un titolo, una storia e opere d’arte: l’oratorio di Sant’Erasmo.

Il sacello è assente dal catalogo delle chiese bresciane steso dal Faino nel 1630-1669, segno che probabilmente non era ancora stato eretto. Non appare infatti neppure sulla nota mappa del Rascicotti, datata 1599, in cui è evidente che nessun luogo di culto è indicato alle spalle della chiesa di San Girolamo Emiliani. Tuttavia, è quasi certamente raffigurata nella pianta di Giorgio Garresnanus, datata da Panazza ne Il volto storico di Brescia (vol. II, p. 44) all’inizio del XVII secolo. Questo dato è però in disaccordo con l’assenza della chiesa nella guida del Faino. Al di là di queste incongruenze, la fondazione di Sant’Erasmo è con grandissima probabilità seicentesca, in quanto appare già nel 1704 nella pianta di Pierre Mortier. L’edificio religioso è correttamente segnalato nella sua struttura tridimensionale, esattamente come tutti gli altri, tuttavia non ne è indicato il nome. Il Mortier, nella sua mappa, non fornisce il nome di discipline e oratori e, pertanto, questo è il primo indizio che lascia trasparire cosa fosse in realtà Sant’Erasmo. Nel 1706, infatti, la pianta di Coronelli, derivata da quella del Mortier ma molto più precisa e scientifica, accanto alla raffigurazione in pianta del piccolo sacello pone la dicitura “Disciplina”. La domanda sorge spontanea: disciplina di chi? Vedremo di rispondere più avanti. Da questo momento in poi, la chiesa appare in sostanzialmente tutte le mappe bresciane del secolo, ma ancora è assente dalla guida di Francesco Maccarinelli nel 1747. Non si sa per quale motivo, ma se ne riparlerà tra poco.

Pierre Mortier, pianta di Brescia, 1704. L'oratorio di Sant'Erasmo è visibile lungo il margine sinistro di contrada delle Bassiche, nel tratto immediatamente a nord della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, alle spalle della chiesa di San Girolamo Emiliani che si affaccia invece poco a sud del bastione di San Giovanni

Ci vuole finalmente la guida di Giovanni Battista Carboni del 1760 per dare la prima segnalazione scritta di Sant’Erasmo. Lo studioso gli dedica tre laconiche righe, indicandolo come “oratorio” e ricordando che “nelle pareti è rappresentato a fresco il Martirio del predetto Santo dal pennello di Francesco Savanni” (1723-1772), opera decisamente degna di nota. E se questa è l'unica opera segnalata al suo interno, forse il silenzio di Francesco Maccarinelli è dovuto al fatto che, quando scriveva lui nel 1747, l'affresco non era ancora stato eseguito? Si tratta di un'ipotesi verosimile che consente anche di datare l'opera del Savanni agli anni 1750. È la splendida veduta di Brescia a volo d’uccello di Domenico Carboni del 1764, nel nostro caso, la fonte iconografica più interessante. Al numero 34, l’artista riporta con grande precisione una piccola chiesetta con tetto a doppia falda, frontone ornato e campanile, assegnandogli il titolo di “S. Erasmo oratorio”. Un documento importante che, oltre a definire inequivocabilmente il luogo di culto, ne fissa anche l’antica forma. Quattro anni dopo, nel 1768, il sacello è ancora annotato nella mappa di anonimo nota come “Plan di Brescia”, molto precisa, con la didascalia “Disciplina”. Interessante anche una mappa redatta da Domenico Corbellini nel 1781, raffigurante i luoghi di culto circondanti la chiesa di Sant’Antonio Viennese (oggi Cavallerizza): tra esse figura anche l’ “oratorio di Sant’Erasmo”, distante da Sant’Antonio Viennese circa “128 passi Veneti, di cinque piedi l’uno”.

Domenico Carboni, veduta di Brescia a volo d'uccello, 1764
Dal 1797-98, anni della chiusura dei monasteri e dei Pii luoghi da parte del Governo provvisorio bresciano, le vicende di Sant’Erasmo si perdono. Può forse valere come termine ante-quem la mappa contenuta nella guida di Alessandro Sala del 1834, dove questo oratorio non compare, ma non c’è alcuna ragione per credere che il piccolo luogo di culto sia sopravvissuto alle soppressioni. Di fatto, la chiesetta viene trasformata in abitazione o esercizio commerciale e, probabilmente nella stessa occasione, viene sopraelevata distruggendo l’antico coronamento e il campanile, recuperando così il volume superiore. Solo una rispettosa quanto ingenua mente di un mastro murario dell’epoca ha l’accortezza di mantenere la dignità architettonica dei due vecchi piedistalli, convertendo e prolungando le lesene superiori in due lunghe fasce terminanti in gronda. I rapporti proporzionali canonici degli ordini architettonici consentono di ricostruire idealmente l’antica facciata di Sant’Erasmo, partendo proprio dai piedistalli sopravvissuti e ripensando il resto come conseguenza, confidando che l’ordine originale fosse corinzio, mentre il coronamento a frontone triangolare è suggerito, oltre che dalla tradizione, anche dalla veduta del Carboni.

Ricostruzione ipotetica delle linee del perduto coronamento superiore dell'ex chiesa.

L’oratorio risulta completamente ignorato dalla storiografia novecentesca. Ne fa un brevissimo accenno Antonio Fappani per la sua Enciclopedia bresciana (vol. III, p. 284), il quale ricorda che “a Brescia era stato dedicato a S. Erasmo un oratorio in contrada delle Bassiche ora convertito in abitazione privata”. Dalle parole dello studioso non è ben chiaro se sapesse che un consistente brano della facciata era ancora esistente tra quelle abitazioni. Certo non ne è cosciente Riccardo Lonati nel suo Catalogo illustrato delle chiese di Brescia (p. 317), il quale si limita a riportare le pochissime informazioni già note e la menzione del Fappani, perché altrimenti non avrebbe esitato a riportare il disegno dei due piedistalli a margine del testo, con la stessa scrupolosità dimostrata per tutti gli altri edifici religiosi. Giustamente, lo studioso lamenta anche il mancato recepimento, da parte delle voci critiche, dell’esistenza di affreschi del Savanni nell’oratorio, pitture per le quali, a mio avviso, non sarebbe insensato tentare alcuni saggi sotto l’intonaco degli attuali locali interni.

Rimane da sciogliere un ultimo mistero: di quale chiesa madre era disciplina e/o oratorio il nostro Sant’Erasmo? Il culto di questo santo campano, vescovo di Formia all’inizio del IV secolo, si era diffuso nel medioevo in protezione degli ospedali. Sant’Erasmo, in particolare, divenne uno dei molti “santi ausiliatori”, invocato principalmente contro il mal di capo e le malattie intestinali in genere. È dunque verosimile che l’oratorio fosse legato al Pio luogo della Misericordia e dipendesse dalla chiesa di San Girolamo Emiliani, luoghi ai quali si è precedentemente accennato. L’immediata prossimità tra i due luoghi di culto è un ulteriore indizio, inoltre la chiesa del Pio luogo aveva affaccio a ovest, sulla strada che perimetrava l’interno del circolo murario, quindi poteva aver senso aprire un oratorio con ingresso sul lato opposto dell’isolato dell’ospedale. Nelle antiche mappe bresciane, inoltre, quasi sempre discipline e oratori erano riportati senza titolo, dandone per scontata o sottintesa la dipendenza, percepibile soprattutto dalla diretta vicinanza alla chiesa madre: di fatto, è difficile trovare altre chiese nei dintorni che potessero avere un oratorio in questo luogo, forse solo la chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Alla luce dei vari indizi, tuttavia, ritengo del tutto verosimile che Sant’Erasmo dipendesse dalla Misericordia, dunque da San Girolamo Emiliani e dall’ospedale-orfanatrofio, cosa che giustifica largamente anche l’intitolazione. Si riconsegna quindi alla storiografia bresciana un piccolissimo frammento della sua passata esistenza, con la gioia di sapere che anche questi due anonimi piedistalli conservano storie che val la pena raccontare.

Bibliografia essenziale:
- Luigi Francesco Fè d'Ostiani, Storia, tradizione e arte nelle vie di Brescia, Brescia 1927
- Riccardo Lonati, Catalogo illustrato delle Chiese di Brescia : aperte al culto, profanate e scomparse con un appendice per cappelle, discipline e oratori, Brescia 1989-1993
- Gaetano Panazza (a cura di), Il volto storico di Brescia, Brescia 1978-1985

1 commento:

  1. Interessante e completa indagine. Chissà se entrando nel negozio di onoranze funebri si riuscirebbero ad avere ulteriori percezioni sull'edificio inglobato!

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