Su una proposta attributiva a Giovanni Gerolamo Savoldo

Nel 1922, dopo una travagliata vicenda di recupero durata alcuni mesi, entrano a far parte della collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo cinque tempere su tavola. Le opere provenivano dal monastero francescano di Santa Maria degli Angeli a Gardone Valtrompia, dove erano già state reimpiegate come fondo di un armadio, ed erano poi state segate per isolare le singole scene e immetterle abusivamente nel mercato antiquario. Le tavole raffigurano una Orazione nell'orto, una Pietà, una Predica di san Marco, un San Pietro e san Marco allo scrittoio e un grande San Giorgio, così come secondo la revisione iconografica proposta da Castellini (1999, p. 85) che ha appunto identificato in San Marco il santo con la corta barba castana, anziché in San Paolo come definito dai precedenti studi (Ferrari, 1956, p. 79; Passamani, 1988, pp. 22-23).



Maestro di Gardone Valtrompia, Orazione nell'orto,
1500 ca, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Maestro di Gardone Valtrompia, Pietà, 1500 ca,
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Maestro di Gardone Valtrompia, Predica di san Marco,
1500 ca, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Maestro di Gardone Valtrompia, San Pietro e san Marco
allo scrittoio, 1500 ca, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Pittore bresciano, San Giorgio, 1500 ca, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Il riordinamento delle scene all'interno di un programma iconografico necessariamente più ampio e complesso e la comprensione della destinazione originaria sono temi complicati e ancora oggi dibattuti. Interpretate come frammenti di ante d'organo e poi come elementi di un polittico ad ante mobili, i più recenti studi promossi dalla catalogazione dei dipinti della pinacoteca (Frisoni, 2014a, pp. 133-136), ai quali si rimanda, propendono per vedervi una serie di tavole estratte da una cantoria o dalla cassa di un organo. Veramente singolare è anche la totale assenza di menzioni di questo pur consistente apparato pittorico in tutti i documenti relativi al monastero di Gardone, dalle visite pastorali ai rapporti delle spoliazioni napoleoniche, tanto che si è addirittura arrivati a mettere in dubbio che la chiesa gardonese sia il loro reale luogo d'origine (Nicodemi, 1927, pp. 91-92 parla dubitativamente di una chiesa di Bovegno). Sembra comunque di poter datare abbastanza facilmente le tavole al 1500 circa per le importanti analogie con la seconda campagna di affreschi nella pieve della Mitria a Nave, molti dei quali datati a partire dal 1501 o 1502.

Le cinque tavole vengono analizzate dalla critica sempre in blocco almeno fino al 2006, quando Sandro Guerrini (2006b, pp. 186-189) ha proposto per la prima volta di distinguere l'attribuzione delle quattro Storie da quella del San Giorgio e di riferire la sua esecuzione nientemeno che a un giovanissimo Giovanni Girolamo Savoldo, nel pieno del suo esordio. L'attribuzione viene contestualizzata entro una più ampia catalogazione di altre pitture coeve da assegnare allo stesso autore, tra cui l'Ultima cena affrescata nella cappella del Sacramento sempre nella pieve della Mitria e le tavole più intense del polittico della parrocchiale di Tavernole, la prima da datare al 1505 (Guerrini, 1999, pp. 19-26) e le seconde al 1510 circa (Guerrini, 2006a, p. 153).

Pittore bresciano, Ultima cena, 1500 ca., pieve della Mitria, cappella del Santissimo Sacramento
(© Associazione Amici Antica Pieve della Mitria Onlus)

La critica ha accolto con perplessità la proposta di Guerrini a causa della distanza stilistica avvertibile tra queste pitture e la prima opera documentata del Savoldo, ossia il completamento nel 1521 della pala per la chiesa di San Nicolò a Treviso avviata da Marco Pensaben. Nella pala trevisana, il naturalismo di stampo giorgionesco e tizianesco dimostrato dal pittore agli esordi è assai lontano dal robusto geometrismo delle opere bresciane (Frisoni, 2013, p. 162). È comunque stata condivisa la possibilità di distinguere l'autore del San Giorgio da quello delle altre quattro tavole valtrumpline, dato che, pur appartenendo alle stessa temperie stilistica, esso rivela una stesura più raffinata e compatta che ne ha permesso anche una migliore conservazione. Vi è differenza espressiva, per esempio, tra la posa del San Giorgio e quella di San Marco nella tavola della Predica e il San Giorgio è attinente al filone di Floriano Ferramola più di quanto lo siano le quattro Storie. Si riscontra, in generale, una maggiore finezza di trattamento estesa a svariati dettagli, dalla corazza con aperture cuoriformi, al panneggio del manto rosso con risvolti verdi, alle calzature di maglia metallica, allo sventolare dello stendardo. Il drago ai piedi del santo è colorato in un singolare accostamento di rosa e verde. A ciò si somma la cornice architettonica, correttamente risolta e pure con una certa attenzione formale ai vari elementi. Nel complesso, il respiro della tavola è più sapientemente risolto rispetto alla resa piatta delle altre quattro tavole.

Marco Pensaben, Giovanni Girolamo Savoldo, Madonna col Bambino in trono e i santi Nicola, Domenico, Tommaso d'Aquino, Gerolamo, Liberale e il Beato Benedetto XI, tempera su tavola, 1520 e ss., chiesa di San Nicolò, Treviso

Queste considerazioni sono state ribadite nella scheda dedicata al San Giorgio contenuta nel secondo volume del catalogo della pinacoteca bresciana edito nel 2014, dove si è preferito assegnare le quattro Storie al Maestro di Gardone Valtrompia e il San Giorgio a un anonimo "Pittore bresciano". Pur ammettendo che sembra di poter avvicinare questo "pittore" ai più valenti maestri attivi nella pieve della Mitria, la Frisoni, autrice della scheda (Frisoni, 2014b, pp. 328-329), ha preferito evitare di riconsiderare i già travagliati cataloghi del Maestro di Nave, del Maestro di Gardone Valtrompia o del Maestro di San Felice del Benaco, ad essi affine, per lasciare isolato l'autore del San Giorgio, non coincidente con nessuno di essi e giudicato più "moderno".

Bibliografia essenziale:
- P. Castellini, Sulle tavole di Gardone della Pinacoteca Tosio Martinengo. Questioni di iconografia e ritrovamenti archivistici in "Civiltà bresciana, 4, 1999.
- M. L. Ferrari, Giovan Pietro da Cemmo. Fatti di pittura bresciana del Quattrocento, Milano, 1956.
- F. Frisoni, L'arte del Quattrocento e del Cinquecento in S. Onger (a cura di), Brescia nella storiografia degli ultimi quarant'anni ("Annali di storia bresciana", I), Brescia, 2013.
- F. Frisoni, "cat. 80a-d" in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere, vol. II, Secoli XII-XVI, Brescia, 2014 (2014a).
- F. Frisoni, "cat. 172" in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere, vol. II, Secoli XII-XVI, Brescia, 2014 (2014b).
- S. Guerrini, L'architettura, la scultura e la pittura dalle origini al '500 in C. Sabatti (a cura di), Valtrompia nell'arte, Roccafranca, 2006 (2006a).
- S. Guerrini, Rileggendo alcune pagine artistiche gardonesi nella luce di un centenario in AA. VV., Gardone Valtrompia. Storia, tradizioni, arte, Gardone Valtrompia, 2006 (2006b).
- G. Nicodemi, La Pinacoteca Tosio e Martinengo, Bologna, 1927.
- B. Passamani, Guida della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, Brescia, 1988.

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