Buon 2016 da Arte bresciana con alcune ricorrenze artistiche di gennaio


Arte bresciana augura a tutti i lettori un buon 2016 e festeggia il suo primo anno di vita con un bilancio di 35 articoli pubblicati, un bilancio veramente ottimo per il quale posso solo ringraziare chi ha apprezzato questo blog e, anche indirettamente, mi ha spronato a proseguire nel mio lavoro. A causa di impegni di studio, la regolarità delle pubblicazioni non è stata purtroppo garantita come avrei voluto e ci sono state alcune battute d'arresto, ma alla fine ho sempre ritrovato il tempo e la possibilità di scrivere e condividere con tutti la mia passione per la storia, l'arte e l'architettura di Brescia e territorio. Una passione che, spero, assumerà nel prossimo futuro risvolti professionali più concreti.
Un anno intenso quindi, in cui ho condiviso con i miei lettori, fissi e occasionali, i temi più disparati: da sculture romaniche a chiese perdute, dai pittori rinascimentali all'architettura novecentesca, il tutto affrontato attraverso aspetti critici, formali, storici, tipologici, linguistici. Personalmente mi trovo soddisfatto del risultato ottenuto e spero in un 2016 egualmente proficuo, speranza realizzabile solo con l'appoggio di voi lettori, ai quali va tutta la mia stima e riconoscenza per riuscire a trovare, ogni tanto, cinque minuti da dedicare alla lettura di questo mio piccolo angolo di riflessioni d'arte.


Inauguro quindi il nuovo anno con una ristretta e selettiva carrellata di eventi di storia bresciana accaduti in gennaio che fanno parte della storia dell'arte e dell'architettura locale, oppure che hanno avuto conseguenza su di essa. Iniziamo dal Medioevo, quando nel gennaio 1225 papa Onorio III impone a Brescia di abbattere le case-torri di alcune famiglie nobili scomunicate poiché parteggianti per l'eresia patarina (Nardini, 1982, p. 47). Nell'occasione vengono atterrate le torri degli Ugoni, dei Gambara, dei Lavellongo, dei Bottazzi e degli Oriani.
In particolare, nei pressi dell'incrocio tra via Trieste e via Veronica Gambara si può ancora apprezzare un lungo basamento lapideo a scarpa con cornice superiore, di fattura molto antica, che dovrebbe essere appunto identificabile con l'ultimo rimasuglio della demolita torre degli Ugoni (Robecchi, 2008, p. 74).

Via Trieste, Brescia, basamento della torre degli Ugoni.

A partire dal 1566, invece, il comune di Desenzano entra in contrasto con papa Pio V a causa di attriti tra i desenzanesi e alcuni alti prelati posti sotto la protezione papale: lo scontro sfocia il 5 gennaio 1569 nell'emanazione di un interdetto papale nei confronti dell’intera comunità, la quale reagisce facendo voto di riedificare l’antica pieve qualora fosse stato revocato (Peroni, 1963, p. 866). La ribenedizione arriva finalmente nel 1572 da parte di Gregorio XIII e i desenzanesi onorano subito il voto fatto, commissionando a Giulio Todeschini la nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. L'interdetto papale può quindi essere considerato il fattore innescante la nuova fabbrica: il progetto di Todeschini viene approvato ben tredici anni dopo, nel 1585, e solo l’1 novembre 1586, con l’architetto ormai ultrasessantenne, avviene la posa della prima pietra.
Anche i lavori procedono lentamente: entro il 1588 è compiuta la nuova abside (la data è iscritta sul lato orientale esterno dell’abside) e nel 1605 vengono eletti i periti addetti al collaudo, mentre la consacrazione dell’edificio ultimato avviene nel 1611 (Tosi, Agnolini, 1986, pp. 10-11).
La chiesa todeschiniana è semplice e lineare, caposaldo dell'opera dell'architetto, definita internamente da tre navate separate da colonnati dorici e l'esterno, in particolare il prospetto sud, costruito su ambigue membrature architettoniche che non hanno alcuna corrispondenza con l'interno, semplici ma grandiosi ornamenti posti a soddisfare l'esigenza monumentale.

Desenzano del Garda, chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, facciata.

Desenzano del Garda, chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, prospetto sud.

Il 13 gennaio 1619 i monaci benedettini Lattanzio e Silvio Stella, il letterato Ottavio Rossi e il medico Paolo Richiedei fondano presso la chiesa di San Faustino Maggiore l'Accademia degli Erranti, le cui prime attività comprendono due incontri al mese dedicati alla lettura di opere letterarie e scientifiche e un ritrovo ogni giovedì per esercitazioni in lettura, musica e scherma. Nasce così quella che, dopo varie vicende, diventerà la più importante accademia bresciana dell'età moderna, variamente appoggiata dalla municipalità e dalla Serenissima.
Il principale e più noto esito dell'accademia sarà l'erezione del Teatro Grande di Brescia, costruito nelle sue prime fattezze nel 1664 dalla bottega degli Avanzo e più volte riedificato nei secoli successivi (Boschi, Frati, Gianfranceschi, Mondini, Robecchi, Zani, 1985).

Teatro Grande di Brescia, cavea.
Il 14 gennaio 1625 ha inizio un evento veramente funesto per la storia dell'arte e dell'architettura bresciana: la demolizione del battistero di San Giovanni Evangelista, in piazza del Duomo. A detta di due iscrizioni dalla non confermata autenticità, riportate dal Solazio, il battistero era stato voluto da Teodolinda regina dei Longobardi con il marito Agilulfo ancora vivente, dunque prima del 615, ed era stato consacrato dal vescovo Felice il 13 novembre 616 (Panazza, 1963, p. 377). L'edificio esisteva già sicuramente nel 745, quando vi viene sepolto il vescovo Toedaldo: la sua tomba potrebbe essere quella emersa, secondo i Diari Bianchi, l'8 maggio 1627, quando scavando delle fondazioni sul sito del battistero spianato emerse un corpo inumato con alcuni oggetti, tra cui una fibbia d'argento e piastrine di messale (Bianchi, 1930, vol. IV p. 50, vol. V pp. 243-246).
Ristrutturato nel 1254, comincia a perdere importanza nel XV secolo, quando alle parrocchie viene consentito di erigere le proprie fonti battesimali, fino alla demolizione seicentesca (Panazza, 1963, p. 377). Dell'antica chiesa rimangono alcuni disegni degli elementi architettonici eseguiti nel XVI secolo da Sebastiano Aragonese (Panazza, 1963, p. 378) e, soprattutto, le planimetrie realizzate da Camillo Boselli durante i parziali scavi che interessarono l'area nel 1954, organizzati nell'occasione di alcuni lavori edilizi nelle cantine della casa che sorge oggi al suo posto (Boselli, 1954).
Come già secondo Federico Odorici, che nel XIX secolo aveva tentato di ricostruire l'aspetto dell'edificio religioso, il battistero di Brescia era esternamente di pianta quadrangolare, mentre lo spazio interno si alternava in otto cappelle alternatamente quadrangolari e semicircolari, con una colonna in testata ad ogni setto murario divisorio. Le colonne, stando alle informazioni tramandate dall'Aragonese, erano quattro scanalate in pietra di Botticino e quattro non scanalate in marmo cipollino, certamente opere romane di reimpiego.
Un significativo superstite è il medaglione lapideo murato in facciata alla casa sorta sull'area del battistero, raffigurante la testa di San Giovanni Battista e databile al XIII secolo circa, quindi da porre forse in relazione ai restauri del 1254 (Panazza, 1942, p. 32 n. 5). Curiosamente, ancora nel XIX secolo Paolo Brognoli segnalava che dietro al Duomo nuovo erano depositate alcune colonne provenienti dal demolito battistero e altre ancora tratte da San Pietro de Dom (Brognoli, 1826, p. 37). Per approfondimenti sulla storia del battistero e sugli elementi superstiti si veda almeno Lonati, 1989, vol. I, pp. 452-454.

Casa Gabelloni, piazza del Duomo n. 19, Brescia. Dettaglio del medaglione murato al centro della facciata, al primo piano, proveniente dal distrutto battistero di San Giovanni Battista, XIII secolo (?).

Continuando, purtroppo, a parlare di perdite, è doveroso segnalare che il 2 gennaio 1689 l'antica sacrestia della chiesa di San Barnaba viene colpita da un incendio, durante il quale va perduto un dipinto attribuito a Andrea del Sarto (Nardini, 1982, p. 134).

Brescia, chiesa di San Barnaba. L'ex sacrestia è il corpo sporgente in basso al centro.

Ma è bello concludere con una buona notizia, portatrice di speranza e lieti eventi. L'11 gennaio 1842, il conte Paolo Tosio muore lasciando alla città, per testamento, il suo palazzo affinché vi si apra una pinacoteca pubblica con tutti i dipinti della sua collezione, egualmente donati con sconfinata generosità. Essa costituisce il primo nucleo della pinacoteca cittadina, al quale nel 1884 si aggiungono i dipinti del conte Leopardo Martinengo da Barco assieme al suo palazzo, dove il museo si insedia definitivamente.

E infatti non c'è migliore augurio se non quello della generosità, la generosità che, nel nostro caso specifico, porta conoscenza, materiale e valorizzazione all'arte, arricchisce i musei e ne fonda di nuovi, combatte contro il tempo e l'ignoranza che vorrebbero obliterare tanti tesori e colma le lacune che tante distruzioni hanno lasciato. La generosità è il mio più vero e profondo augurio per il 2016 e per tutti gli anni a venire. Auguri e ancora un sincero grazie a tutti i lettori.

Bibliografia citata:
- R. Boschi, V. Frati, I. Gianfranceschi, M. Mondini, F. Robecchi, C. Zani, Il Teatro Grande di Brescia, Brescia, 1985.
- P. Brognoli, Nuova guida per la città di Brescia, Brescia, 1826.
- R. Lonati, Catalogo illustrato delle chiese di Brescia aperte al culto, profanate e scomparse con una appendice di cappelle, discipline e oratori, Brescia, 1989-1993.
- F. Nardini, Brescia e provincia. Storia per date dalla preistoria al 1980, Brescia, 1982.
- G. Panazza, L'arte medioevale nel territorio bresciano, Bergamo, 1942.
- G. Panazza, Le manifestazioni artistiche dal secolo IV all'inizio del secolo VII in AA. VV., Storia di Brescia, vol. I, Brescia, 1963.
- A. Peroni, L'architettura e la scultura nei secoli XV e XVI in AA. VV., Storia di Brescia, vol. II, Brescia, 1963.
- F. Robecchi, Munita e turrita, Roccafranca, 2008.
- G. Tosi, G. Agnolini, La chiesa di S. Maria Maddalena. Duomo di Desenzano del Garda, Verona, 1986.

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