La tavola di Francesco Clusone alla Noce

Nel febbraio 1512 Brescia subisce il pesantissimo sacco dell'esercito francese al soldo dei Visconti di Milano. Per cinque, lunghi giorni la città viene depredata, con profanazione di luoghi sacri, rapine e un vero e proprio massacro degli abitanti. Il territorio circostante la città non subisce meno danni, specialmente durante il precedente assedio, quando la soldataglia compiva le sue scorribande nei borghi attorno alle mura. Terminato il sacco, una delle prime fiaccole di rinascita sociale e spirituale si accende curiosamente proprio ai margini della città, in località Noce o Fontanelle. Vincenzo Valossi, un nobile e possidente locale che aveva forse fatto voto per scampare al sacco, fa costruire qui una piccola chiesa dedicata alla Madonna. Sull'architrave del portale marmoreo fa porre la scritta: "Hic locus orandi Valox Vincentius au(c)tor / perdita cum franco Brixia ab hoste fuit v. p. M. D. XII.", ossia "Questo luogo di preghiera Valossi Vincenzo fece costruire quando Brescia fu saccheggiata dal nemico francese. Vivente pose nell'anno 1512".

Chiesa di Santa Maria della Noce, Noce (Brescia)



L'antico architrave con l'iscrizione dedicatoria della chiesa, attualmente conservato accanto all'ingresso laterale nord

L'edificio era di dimensioni veramente modeste, un'unica navata con copertura a capriate lignee, con un solo altare corrispondente a quello maggiore, nell'abside semicircolare. L'opera del Valossi non si limita alla costruzione della chiesa: egli le conferisce anche una rendita, costituendo così la cappellania "Valossi", poi mutata in "Rovati", e commissiona l'esecuzione di una piccola pala da porre ad ornamento dell'altare. Il dipinto è su tavola, probabilmente a tempera, e raffigura una Madonna col Bambino tra i santi Nazaro e Celso. La Madonna indossa una veste rossa e un manto blu foderato di verde e impreziosito con fiori dorati e siede su un trono dalle fattezze architettoniche, ai cui piedi è collocato una mostruosa creatura alata serpentiforme simbolo del male. Curiosa la presenza del globo crucigero in grembo alla Madonna, cui recano una mano sia lei, sia il Gesù Bambino. I Santi Nazaro e Celso, invece, sono raffigurati in vesti militari, con corazza, spallacci e ginocchiere, recanti una spada e la palma del martirio adornata con fiori rossi. Lungo il margine inferiore della tavola è presente un'iscrizione, verosimilmente coeva, che recita: "S. Nazaro - Maria Mater Gratie - S. Celso - Fran.co Clus."

Francesco Clusone, Madonna col Bambino tra i santi Nazaro e Celso, 1515 ca, chiesa di Santa Maria della Noce, Brescia

L'esecuzione del dipinto dovrebbe datarsi al 1515: le fonti asseriscono che la tavola sia così datata, ma non specificano dove. Si tratta comunque di una data pienamente verosimile. I tratti stilistici dell'opera si muovono principalmente su modelli tardo gotici, che al secondo decennio del XVI secolo è ormai possibile definire arcaici, più alcune timide aperture al linguaggio rinascimentale. Sono di gusto gotico la delicatezza dei volti, l'atteggiamento lezioso e la postura dei Santi, ma anche la tendenza a divaricare il dipinto in una composizione paratattica. Un parziale aggiornamento è leggibile nella volumetria del trono, nei suoi dettagli formali e soprattutto nelle ingenue ombre riportate sul pavimento a maglia quadrata. Sono questi i soli caratteri che consentono alla tavola di superare la sua piatta linearità, seppur molto limitatamente.
Nel complesso, la tipologia dei volti e del trono e il rosso accesso della veste della Madonna e della corazza di San Celso autorizzano a ricondurre l'opera e il suo autore all'ambito di Floriano Ferramola, particolarmente attivo a Brescia proprio dagli anni 1510 in poi. In particolare, sembra costituire un buon riferimento la Madonna col Bambino affrescata dal Ferramola nel 1513 nell'abside sinistra dell'aula superiore di Santa Maria in Solario, dove ritorna lo stesso trono e lo stesso accostamento di colori per l'abito. Anche nel catalogo di Martino da Gavardo si possono rintracciare possibili modelli, ossia in una Madonna in trono col Bambino in collezione privata, del 1510, e nella Madonna in trono del polittico di Promo di Vestone, sempre del 1510-1515.

Bibliografia essenziale:
- A. Busseni, Apparati pittorici e devozioni nella chiesa di S. Maria della Noce in V. Prandini (a cura di), Santa Maria della Noce. Una piccola comunità attorno al suo Santuario, Brescia, 2009.
- M. Capella, I cicli pittorici di Floriano Ferramola in R. Stradiotti (a cura di), San Salvatore - Santa Giulia a Brescia. Il monastero nella storia, Brescia, 2001.
- C. Sabatti (a cura di), Dal Moretto al Ceruti. La pittura in Valle Sabbia dal XVI al XVIII secolo, catalogo della mostra, Brescia, 2002.

2 commenti:

  1. Singolare la sproporzione delle teste nei santi rispetto al corpo, che potrebbe far pensare ad un posizionamento molto elevato della tavola rispetto al pavimento. Interessante.

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    1. Gentile Achab50, la tavola è stata quasi certamente commissionata per la collocazione che ancora possiede, l'altare maggiore di una piccola chiesa. Personalmente, la sproporzione da lei notata la ravviso solamente un poco nel "San Celso", ma credo sia più verosimile attribuirla a una scorrettezza del disegno piuttosto che ad accorgimenti proporzionali. Una simile finezza inoltre si scontrerebbe con il carattere approssimativo del resto della tavola, opera di un pittore che sembra dimostrare di non essere molto capace. Grazie mille del contributo, ogni altra osservazione è ben accetta.

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