Buona Pasqua 2016 con un'ancona lignea di Stefano Lamberti

Arte bresciana augura a tutti i lettori una buona Pasqua, la principale festività del cristianesimo che celebra la resurrezione di Gesù al terzo giorno dopo la sua crocifissione. Per l'occasione, restiamo sul tema della Resurrezione e ci trasferiamo a Vezza d'Oglio per commentare un noto ma poco esplorato gruppo ligneo. Nella chiesa parrocchiale dedicata a san Martino, all'altare maggiore, si conserva una gigantesca opera plastica, certo la maggiore opera d'arte di Vezza d'Oglio: una ancona lignea, o soasa, del XVII-XVIII secolo, a due ordini sovrapposti, assegnata alla scuola dell'edolese Giovanni Domenico Ramus, vissuto a Vezza fino al 1697. In particolare, la soasa sarebbe un'opera del valtellinese Giovanni Battista Zotti, attivo ai primi del Settecento, con probabile collaborazione dei due valenti intagliatori locali Andrea e Francesco Clemente Buccella, documentati tra la fine del Seicento e la metà del Settecento (Franzoni, 2005, p. 93).
Nel cuore della gigantesca "macchina" è custodita una preziosa ancona cinquecentesca raffigurante un Cristo risorto tra i santi Giovanni Battista e Martino, costituita da un gruppo ligneo di tre statue montante entro un'architettura ad arco, il tutto dorato e policromato. Lo sfondo prevede una tavola dipinta con un lontano paesaggio coperto da un cielo nuvoloso, dal quale in primo piano emerge la colomba dello Spirito Santo circondata da sette testine di angeli, il tutto egualmente dorato.

Stefano Lamberti (?), Cristo risorto tra i santi Giovanni Battista e Martino vescovo,
anni 1520 ca (?), chiesa di San Martino, Vezza d'Oglio.

La cupola che non c'è

La chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia
La chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia non ha la cupola. Partiamo da questo assunto. La chiesa, nelle forme che oggi conosciamo, viene costruita a partire dal 1429 e sostanzialmente terminata a ridosso del 1500, in un lungo cantiere condotto a più riprese che non ha mai previsto una struttura del genere. A Santa Maria del Carmine, pertanto, non è mai esistita alcuna cupola, né ovviamente se ne riscontra una al giorno d'oggi, come si può vedere nella fotografia precedente, scattata dalle pendici del colle Cidneo. Ciò assodato, è curioso constatare la presenza di una cupola in un dipinto ottocentesco abbastanza noto nell'immaginario bresciano comune. Il quadro, che riporto di seguito, è un acquarello su carta di Antonio Tagliaferri (1835-1909), conservato in collezione privata bresciana. Alle spalle della facciata, dietro i pinnacoli in cotto, si vede chiaramente emergere una cupola strutturata alla maniera tipicamente bresciana o comunque lombarda, con un tamburo circolare finestrato e un tetto conoidale che converge in una lanterna. La finestra a bifora e la fascia di archetti gotici in cotto suggeriscono una presunta datazione della struttura coeva al resto della chiesa.