La cupola che non c'è

La chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia
La chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia non ha la cupola. Partiamo da questo assunto. La chiesa, nelle forme che oggi conosciamo, viene costruita a partire dal 1429 e sostanzialmente terminata a ridosso del 1500, in un lungo cantiere condotto a più riprese che non ha mai previsto una struttura del genere. A Santa Maria del Carmine, pertanto, non è mai esistita alcuna cupola, né ovviamente se ne riscontra una al giorno d'oggi, come si può vedere nella fotografia precedente, scattata dalle pendici del colle Cidneo. Ciò assodato, è curioso constatare la presenza di una cupola in un dipinto ottocentesco abbastanza noto nell'immaginario bresciano comune. Il quadro, che riporto di seguito, è un acquarello su carta di Antonio Tagliaferri (1835-1909), conservato in collezione privata bresciana. Alle spalle della facciata, dietro i pinnacoli in cotto, si vede chiaramente emergere una cupola strutturata alla maniera tipicamente bresciana o comunque lombarda, con un tamburo circolare finestrato e un tetto conoidale che converge in una lanterna. La finestra a bifora e la fascia di archetti gotici in cotto suggeriscono una presunta datazione della struttura coeva al resto della chiesa.


Antonio Tagliaferri, Santa Maria del Carmine a Brescia con cupola di fantasia, acquarello su carta, Brescia, collezione privata

Il fatto che la cupola sia di fantasia (si veda anche Prestini, 1991, p. 260) non deve stupire più di tanto: inserti di questo tipo erano abbastanza in voga nella pittura da cavalletto dell'epoca, solitamente dovuti alla mera creatività dell'autore che aggiungeva un tocco originale a un panorama noto, rendendolo piacevolmente insolito. In questo modo, sulla tela si ricreava uno scenario allo stesso tempo reale e inesistente, in grado di catturare l'attenzione dell'osservatore. Ma non è questa l'unica, possibile ragione: il paesaggio urbano raffigurato poteva magari presentare dettagli poco piacevoli, che venivano quindi "corretti", oppure si trattava di veri e propri capricci, ossia invenzioni di sana pianta del pittore dal valore pressoché autoreferenziale, oppure ancora scenari ideali di "completamento", in un'epoca in cui le integrazioni in stile di edifici antichi andavano di gran moda. Senza uscire da Brescia, ne è un bellissimo esempio il dipinto mostrato in seguito, raffigurante piazza della Loggia con al centro una grande fontana.

Anonimo bresciano, Piazza della Loggia a Brescia, 1850-1874 ca, ubicazione ignota. La grande fontana al centro della piazza e la copertura del palazzo pubblico sono di fantasia.

Ugualmente, la più importante piazza bresciana non ha mai avuto una fontana in questa posizione, né tantomeno una di questa fattura e dimensioni. Anche la copertura del palazzo pubblico è di fantasia, dato che all'epoca dell'esecuzione del dipinto sussisteva il famoso attico di Vanvitelli. Il significato dell'inserimento della fontana è spiegabile con le considerazioni appena avanzate: in questo quadro si vede una piazza della Loggia che non è piazza della Loggia, ma una sua fantastica variazione partorita dalla mente dell'autore e in qualche modo ritenuta "più bella" dell'originale. Tornando allora al dipinto della chiesa del Carmine, comprendiamo meglio cosa sia quell'inesistente cupola: un arricchimento di carattere monumentale, un capriccio architettonico, dato dalla creatività del pittore che vuole vedere qualcosa - una cupola - laddove non c'è, e vive solamente nella tela da lui dipinta, similmente al bucolico teatrino di popolani che si assembrano nei pressi della facciata. Non dimentichiamoci inoltre che l'autore è Antonio Tagliaferri, noto architetto bresciano assai abile nell'integrazione in stile di edifici antichi, che in questo acquarello sembra appunto fantasticare su una possibile "addizione" pseudo-quattrocentesca alla grande chiesa carmelitana.

La prova che questa cupola possa esistere solo in una finta realtà prospettica bidimensionale passa anche dalla constatazione di quale dovrebbe essere la sua posizione nella struttura della chiesa. Nell'immagine sottostante è visibile la ricostruzione della collocazione dell'ipotetica cupola, sulla base di quanto deducibile dal dipinto. Il cono d'ombra rappresenta la visuale offerta dall'acquarello, spaziante tra la chiesa e la contrada, convergente in un pallino nero che è la posizione approssimativa del punto di vista. In azzurro vediamo la pianta di Santa Maria del Carmine, in giallo le strade. Ragionando sugli allineamenti, visibili nel dipinto del Tagliaferri, tra la cupola e gli elementi architettonici della facciata della chiesa è possibile collocare la cupola, rappresentata dal tondo rosato, all'incirca all'inizio della navata. Si tratta di una posizione estremamente insolita per una simile struttura in chiese di questo tipo. Inoltre, cade proprio a cavallo della facciata preesistente provvisoria, costruita entro il 1454-1455, e infine sostituita nel 1462 con la facciata che tutti conosciamo al termine della ripresa dei lavori che prolungarono la chiesa di due campate (Volta, 1991, pp. 32-34).

Ricostruzione approssimativa della posizione della cupola (rosa) della chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia (azzurro), sulla base dei dati deducibili dall'acquarello di Antonio Tagliaferri. Il punto di vista del quadro è il pallino nero in basso, il cono d'ombra è la sua visuale. La freccia indica la direttrice visiva verso la cupola. Le aree in giallo sono le strade.
Si parla quindi di un'incompatibilità veramente totale: con le caratteristiche tipologiche dell'edificio, con la sua storia edilizia e con la sua architettura, dato che naturalmente le murature e le colonne di questo tratto di navata sono insufficienti a reggere una tale sovrastruttura. Anzi, prima che le navate venissero arricchite da volte in muratura affrescate, la chiesa presentava un meraviglioso tetto in legno a vista ornato da motivi ornamentali policromi, ancora ben conservato nell'intercapedine sopra le volte seicentesche. Un tetto che, naturalmente, tra la seconda e la terza campata non presenta alcuna discontinuità.

A questo punto, rimane una sola domanda: qual è lo scopo di una tale disamina? Lo scopo è dare le basi scientifiche per smontare un'aberrazione storica che ultimamente sembra si sta diffondendo, ossia che la chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia abbia o abbia avuto realmente una cupola. Il quadro dipinto in modo del tutto innocente dal Tagliaferri, infatti, sembra che stia traendo in inganno più di un disattento osservatore, che senza distinguere la realtà dalla fantasia prende tutto per buono. La prima, gravissima apparizione di questo errore è contenuta in un libretto di recente pubblicazione, "La città perduta" a cura di Giuseppe Nova e Paolo Linetti edito da La Compagnia della Stampa nel 2014. Il libretto è il parziale catalogo della mostra "Brescia nella cartografia (XV-XIX secolo)", allestita nel 2014 presso il museo Diocesano di Brescia a cura sempre di Nova che, dopo una serie di sale in cui era esposta una ricca collezione di mappe storiche di Brescia e territorio, terminava con un'esposizione di disegni, appositamente eseguiti, raffiguranti scorci della città così come dovevano apparire in vari momenti della sua storia. Il libretto "La città perduta: da Brixia a Brescia. Nuovi studi, ricerche e ricostruzioni storiche", diffuso nelle librerie parallelamente alla mostra, ha pubblicato appunto questi disegni con un commento a corredo di ognuno, più una presentazione iniziale. Ma capiamo meglio quali erano i presupposti di questa raccolta di disegni, leggendo un estratto della presentazione della mostra (link al download diretto):

"Nella sesta sala trova sede la seconda sezione, quella relativa alla ricostruzione storica, curata da Paolo Linetti. La sezione si occupa di recuperare alcuni angoli della nostra città che il tempo ha inevitabilmente cancellato e di cui si è persa la memoria storica. In mostra troviamo le ipotesi ricostruttive realizzate sulla base di antichi documenti e di mirate ricerche storiche che, con l’ausilio di valenti grafici, hanno riguardato la “Porta di Sant’Eusebio”, la “Piazzetta S. Faustino” (Sara Dalena), il “Porto di Brescia e il Cuneo del Borgo Nuovo”, “Piazza del Duomo”, “Piazza Tebaldo Brusato”, “Piazza della Loggia” (Bruna Poetini), la “Piazza del Foro” (Elisa Zanoni), “Piazza del Lino” (Paolo Linetti), “Piazza delle Pescherie” (Mega-ne) e la “Piazzetta del Carmine” (Chiara Imbimbo)."

G. Nova, P. Linetti, La città perduta, copertina.
E allora, se "in mostra troviamo le ipotesi ricostruttive realizzate sulla base di antichi documenti e di mirate ricerche storiche", è assai sconcertante notare che il disegno di Chiara Imbimbo sulla piazzetta del Carmine raffiguri una trionfante chiesa del Carmine dotata di cupola. Ma quali antichi documenti? Ma quali mirate ricerche storiche? Il disegno, che purtroppo non posso riprodurre perché coperto da diritto d'autore, è la copia ricalcata del quadro di Tagliaferri, eseguita in modo talmente acritico, talmente a digiuno di "antichi documenti", talmente privato di "mirate ricerche storiche" da riproporre anche il parto della fantasia di un pittore ottocentesco. Ci sarebbe pure da ridere, se non fosse il catalogo di una mostra tenuta al Diocesano di Brescia, se non fosse una pubblicazione di carattere scientifico e se il sottotitolo del libro non fosse "Nuovi studi, ricerche e ricostruzioni storiche". Il santo protettore degli storici dell'architettura ci salvi da questi nuovi studi. Forse Nova, Linetti e Imbimbo non sono mai entrati in Santa Maria del Carmine a Brescia? Forse non sanno qual è la chiesa di Santa Maria del Carmine a Brescia? Non è questo l'unico aspetto tragicomico del singolare libretto "La città perduta", sul quale dedicherò un prossimo articolo per approfondire la questione.

Tant'è, oggi in librerie e biblioteche si trova una pubblicazione scientifica che attesta la bresciana Santa Maria del Carmine con la cupola, e la cosa importerebbe poco se i libri di questo tipo circolassero solo nella comunità di studiosi che nelle chiese ci entrano. Ma come è giusto, chiunque può godere dei libri sulla storia dell'architettura bresciana e attingerne per i propri scopi. Può quindi accadere che un ignaro artista entri in possesso del libretto in questione e, affascinato dalle "ricostruzioni storiche", decida di replicarle personalmente, e di nuovo in modo acritico. Può quindi accadere che, in una arcinota esposizione bresciana come quella dei presepi che si tiene annualmente in Duomo vecchio, frequentata da migliaia di visitatori (oltre ventimila nell'edizione 2015-2016, fonte Giornale di Brescia) un noto scultore bresciano abbia deciso di ambientare il suo presepio in un bassorilievo marmoreo che riproduce la piazzetta del Carmine, su cui si staglia l'imponente facciata della chiesa.

Santa Maria del Carmine a Brescia, bassorilievo in marmo in esposizione presso "Presepi in mostra", Duomo vecchio, edizione 2015-2016.

Un marmo di esecuzione pregevole e finissima, come sempre è in grado di fare questo scultore, che stupisce tutti con la sua capacità di lavorare i dettagli e di rendere realistiche le prospettive in pochi centimetri di spessore. Ma quanto orrore alla vista di quella cupola, che incombe sulla delicata armonia della chiesa quattrocentesca. Che l'origine dell'errore sia da ricercare nel disegno del famigerato "La città perduta" è tutto da dimostrare, ma assai probabile data la forte attinenza: ciò significherebbe che il gravissimo errore nella "ricostruzione storica" proposta da Nova, Linetti e Imbimbo ha mietuto la sua prima vittima. E ciò deve far riflettere, perché allora significa che la gente comune, il lettore medio che in genere non è uno storico dell'architettura bresciana, non è in grado di constatare neppure uno sbaglio così grossolano, anche se lo scultore abbia riprodotto l'originale ottocentesco senza passare dal disegno della mostra. Mi rifiuto di credere che lo scultore sia stato consapevole del carattere fantastico della cupola e l'abbia replicata con lo stesso spirito, dato che le sue opere sono sempre assai realistiche.

Santa Maria del Carmine a Brescia, marmo, dettaglio.

Ma c'è un ultimo, preoccupante aspetto. Potenzialmente, ventimila persone hanno visto questo bassorilievo durante la mostra dei presepi in Duomo vecchio, anche grazie alla sua privilegiata posizione all'uscita della cripta. Quanti l'avranno osservato con attenzione? Quanti si saranno resi conto dell'errore? E quanti, invece, saranno usciti dalla cattedrale credendo nell'esistenza della fantomatica cupola? La diffusione di questa inaccettabile aberrazione storica, veicolata dall'ignoranza e dalla superficialità, deve essere troncata, perlomeno con la pubblicazione di un corposo errata corrige da parte di La Compagnia della Stampa, ma soprattutto con l'acquisizione da parte di tutti della capacità di porsi domande sul patrimonio culturale e di atteggiarsi in modo critico alle pubblicazioni scientifiche, che non per questa loro caratteristica sono da considerare giuste per forza.

Bibliografia essenziale:
- G. Nova, P. Linetti, La città perduta: da Brixia a Brescia. Nuovi studi, ricerche e ricostruzioni storiche, Roccafranca, 2014.
- R. Prestini, Una chiesa, un quartiere: storie di devozioni e di minuta quotidianità in AA.VV., La chiesa e il convento di Santa Maria del Carmine in Brescia, La Scuola, Brescia, 1991.
- V. Volta, Note sull'architettura del complesso di Santa Maria del Carmine in AA.VV., La chiesa e il convento di Santa Maria del Carmine in Brescia, Brescia, 1991.

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