Un disegno seicentesco per l'antica chiesa di Sant'Alessandro a Brescia

L'interno della chiesa di Sant'Alessandro a Brescia, oggi
Nel 1645, nell'ombra dell'antica chiesa di Sant'Alessandro a Brescia dei frati Servi di Maria, scoppia una disputa tra una confraternita religiosa e i frati. Non era un fatto insolito all'epoca e i motivi della disputa non erano a sfondo teologico, ma economico. Come in tutte le chiese che conosciamo, anche in Sant'Alessandro vi era una successione di cappelle laterali: due di queste, poste progressivamente, erano la cappella dell'Addolorata, o dell'Habito, e la cappella dell'Annunziata. Accadde quindi che la Scuola dell'Annunziata, confraternita che gestiva l'omonima cappella, accese una disputa con i frati per stabilire l'appartenenza del "pilone" in comune tra le due cappelle e, di conseguenza, a chi spettassero le elemosine lasciate nella cassetta di legno montata su quel pilone. Una polemica gretta, ma necessaria: i frati Servi di Maria, titolari della chiesa e amministranti la cappella dell'Addolorata, consideravano il "pilone" di propria pertinenza, con annessi e connessi e dunque comprese le elemosine, mentre i confratelli dell'Annunziata ne rivendicavano il diritto di proprietà.


La Scuola o "società di mutuo sussidio" dell'Annunziata in Sant'Alessandro era una confraternita assai importante, il che spiega perché potesse arrogarsi così facilmente il diritto di discutere sulla proprietà delle cassette dell'elemosina in chiesa. Era stata istituita nel 1478 e almeno fino all'Ottocento conobbe un afflusso praticamente ininterrotto di fedeli, provenienti anche dalle altre parrocchie, qui convergente per chiedere la protezione a Maria. La preghiera dei bresciani avveniva al cospetto di un'opera d'arte di tutto rispetto, la tardogotica Annunciazione di Jacopo Bellini, che risplendeva d'oro tra il sontuosissimo arredamento della cappella. Dai documenti d'archivio, infatti, sappiamo che la dotazione della Scuola comprendeva un ricco corredo di addobbi, argenti e ori, oltre a beni immobili provenienti da lasciti testamentari dei devoti. Il più importante documento in tal senso è l'inventario dei beni steso il 13 aprile 1801 in vista della fusione della confraternita dell'Annunziata, ormai incapace di reggersi autonomamente, con la Scuola del Santissimo Sacramento.

Jacopo Bellini (attr.), Annunciazione, 1444,
chiesa di Sant'Alessandro a Brescia, secondo altare destro
Tornando alla "disputa delle elemosine", così come è rimasta nota nelle memorie del monastero di Sant'Alessandro, essa conosce un rapido ma acceso dibattito, al termine del quale i frati decidono di rinunciare alla proprietà del pilone, e della relativa cassetta delle elemosine, in favore della Scuola dell'Annunziata. Tra i vari documenti prodotti per risolvere la questione, conservati nell'archivio dell'ex monastero, ce n'è uno in particolare con preziosi risvolti per quanto riguarda la storia dell'architettura della chiesa e del suo antico patrimonio artistico: si tratta di uno schizzo acquerellato su pergamena che illustra lo "stato di fatto" del pilone conteso, con le due cappelle che vi si appoggiano vicendevolmente, certo servito ai giuristi dell'epoca per portare la disputa a una conclusione.

Archivio di Sant'Alessandro, cartella Pergamene,
schizzo acquerellato allegato ai documenti per la "disputa delle elemosine", 1645.
Nel disegno si vede un pilone in prospetto occupato nella metà superiore dall'affresco di una Madonna col Bambino riccamente vestiti e adornati, verosimilmente identificabile con uno dei tanti affreschi votivi dipinti nel XV secolo sui piloni laterali di svariate chiese bresciane e non. In questo caso, tuttavia, sembra trattarsi di un affresco pregevole e certo venerato, tanto che appare inquadrato entro una cornice e al quale doveva riferirsi anche la cassetta delle elemosine ai suoi piedi, la cassetta al centro della "disputa".
Sopra l'edicola con l'affresco si vede un motivo decorativo descrivibile sommariamente come tre girali occupati da figure: dato che nel tondo di destra si scorge una figura con capelli svolazzanti, una massa alle spalle forse interpretabile come ali e un braccio alzato verso sinistra con indice teso, mentre nel tondo di sinistra si legge una figura paludata sporta in avanti con braccia incrociate sul petto, si può identificare con buona sicurezza il soggetto iconografico in una Annunciazione.
Il tondo centrale, invece, sembra ospitare una sirena o un tritone, in ogni caso una figura fantastica i cui arti inferiori si trasformano nei bracci del girale, retti direttamente dalle mani della figura stessa. Non è chiaro se i tre girali e le relative figure siano pitture o opere plastiche. Il pilone stesso appare variamente modanato e nella parte bassa, sotto alla cassetta delle elemosine, si intuisce un motivo decorativo a fitta scansione con peducci.

Schizzo per la "disputa delle elemosine", dettaglio del
pilone e della cappella dell'Annunziata
Il breve dettaglio della cappella a destra del pilone, quella dell'Annunziata, rappresenta una magnifica memoria di quello che doveva essere l'apparato decorativo non solo di questa cappella, ma di numerosissime sue simili nel panorama dell'architettura religiosa bresciana almeno fino al Sei-Settecento, quando le vaste ricostruzioni cancellarono la maggior parte delle testimonianze più antiche. Il profilo dell'arcone della cappella, molto probabilmente a sesto acuto, appare dotato di uno spesso torciglione sotto al quale un'infilata di prominenti pendagli disegnano un motivo ad archetti polilobati, il tutto verosimilmente in terracotta smaltata e policroma. Il muro superiore, invece, è ornato da un motivo geometrico ricorrente, forse affrescato, in forma di tondo con un motivo stellato all'interno.

Dato che la Scuola dell'Annunziata, come detto, viene fondata nel 1478 sembra abbastanza facile datare tra la fine degli anni 1470 e gli anni 1480 il ricco apparato ornamentale della relativa cappella, che trova corrispondenza con i numerosi lacerti di affreschi geometrici quattrocenteschi sparsi praticamente per tutta la città. È invece meno chiara la datazione del motivo a girali sopra l'edicola con l'affresco della Madonna col Bambino, edicola della quale, tra l'altro, non è evidente la natura, se a rilievo oppure semplicemente affrescata.
Innanzi tutto, non sembra di poter slegare cronologicamente i girali dall'edicola, dato che sono ad essa ben allineati sia in orizzontale, sia in verticale. Al contrario, l'edicola e i tre girali paiono sovrapporsi senza alcun dialogo al motivo geometrico affrescato sulla parete della cappella. È quindi verosimile che edicola e girali siano frutto di un intervento successivo, almeno cinquecentesco: il tema della figura mitologica, sirena o tritone, le cui appendici entrano a far parte del sistema decorativo di un fregio trova numerosissimi esempi tra i ricami marmorei di Santa Maria dei Miracoli (iniziata nel 1488), nelle partiture del primo cantiere della Loggia (1492-1510) e in molti altri contesti. Si tratta comunque di riferimenti generici, dato che l'approssimazione del disegno non permette di approfondire l'analisi formale, pertanto sarebbe pretenzioso ricercare una datazione univoca. In ogni caso, la sensibile affinità con i modelli plastici induce a credere che i tre girali e le relative figure siano un'opera di scultura, in marmo oppure anche in terracotta o legno, e che tutta l'edicola attorno all'affresco sia una cornice a rilievo.

Schizzo per la "disputa delle elemosine", dettaglio dell'ornamentazione
della cappella dell'Annunziata
Dopo numerosi interventi localizzati effettuati nel XVIII secolo, nel 1784 ha inizio la ricostruzione integrale dell'edificio religioso. Viene così cancellata ogni passata testimonianza, tra cui la cappella dell'Annunziata e il suo ricco apparato ornamentale. Di quell'antica realtà rimane oggi solo il dittico di Jacopo Bellini, conservato al secondo altare destro.

Bibliografia essenziale:
- R. Prestini, La chiesa di Sant'Alessandro in Brescia. Storia ed arte, Brescia, 1986.
- V. Zani, Maestri e cantieri nel Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento in V. Terraroli (a cura di), Scultura in Lombardia. Arti plastiche a Brescia e nel Bresciano dal XV al XX secolo, Milano, Skira, 2011.

2 commenti:

  1. I disegni c'entrano con gli affreschi di Lattanzio Gambara distrutti con la riedficazione? Gr azie

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    1. Non credo, l'unico disegno è questo e nulla di quanto rappresentato sembra riferirsi ad eventuali affreschi del Gambara. Scusami per la risposta molto tarda, il sistema non mi aveva segnalato il commento.

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