Brescia ''urbs picta'' e due affreschi frammentari poco noti

Un noto esempio di architettura bresciana dipinta:
casa Vender in piazza Loggia, risalente al XV secolo
Siamo alla metà del Settecento quando l'intenditore d'arte, disegnatore e incisore francese Charles Nicolas Cochin, in compagnia del marchese di Marigny, giunge a Brescia per annotare ogni opera che possa essere di interesse artistico. Queste note confluiranno nel suo Voyage d'Italie, stampato a Parigi nel 1758. Il suo giudizio è laconico: «Non c'è gran che di architettura in questa città; vi si trova qualche architettura dipinta all'esterno, alla grande», ma «queste pitture non sono di grandi autori» (Cochin, 1758). Incredibilmente, in due scarne e impietose righe, Cochin riusciva a catturare un aspetto assai evidente della Brescia antica, oggi in gran parte perduto: la ricchezza delle decorazioni parietali esterne dei suoi edifici.

Le tecniche edilizie dell'architettura in un'incompiuta chiesa bresciana

Ono Degno, chiesa parrocchiale di San Zenone, esterno

Siamo a Ono Degno, frazione di Pertica Bassa a Brescia. Siamo nell'alta val Sabbia, nella valle del torrente Degnone, che dopo Ono Degno passa a Levrange e si immette nel Chiese a Vestone, tra Nozza e il lago d'Idro. Qui, all'inizio del XV secolo, la chiesa parrocchiale di San Zenone veronese era già florida, con terreni in Pertica Bassa molto fruttuosi e compartecipazioni nel mulino della comunità e nel forno fusorio ubicato a fondo valle. Il legame con le maestranze impiegate nel forno fusorio, in particolare, diventa determinante per la crescita del culto della Vergine e per l’abbellimento della chiesa stessa. Il "Libro de la scola de la Madona nel forno de Ho de la fraternita", iniziato nel 1527 e continuato fino al 1636, permette di ripercorrere la prima fase della costruzione della chiesa attuale con il concorso di numerosi artisti, prima dell’ultima e definitiva sistemazione avvenuta nel Settecento.
E’ proprio a partire da questi anni che matura l’idea della totale ricostruzione dell'edificio religioso, già ampiamente rimaneggiato nel XVI secolo. A partire dal rifacimento del presbiterio nel 1634. i lavori proseguono per tutto il Seicento fino alla metà del Settecento, quando viene definita la decorazione interna da parte di grandi artisti, tra i quali Stefano Bianchi, Domenico Zelbi, Paolo Corbellini e Pietro Scalvini.

Appunti per la storia della ex chiesa di San Tommaso a Brescia

Quasi nessuno conosce la chiesa di San Tommaso a Brescia, piccolo luogo di culto disperso nei vicoli trasversali tra contrada Santa Chiara e via San Faustino. Se passeggiamo lungo via Camillo Pulusella, noteremo un piccolo slargo a lato della via, sul quale si affaccia un edificio con tetto a due falde. Gli intonaci quasi del tutto scrostati lasciano in vista un palinsesto murario molto complesso e, in generale, l'edificio sembra aver visto tempi migliori. Si tratta della chiesa di San Tommaso. La sua fondazione è databile al Medioevo ed è inquadrabile come luogo di culto minore, funzionante più come oratorio che come chiesa autonoma, entro un contesto religioso che aveva come epicentro la chiesa patronale dei Santi Faustino e Giovita.

La ex chiesa di San Tommaso a Brescia lungo via Pulusella