Le tecniche edilizie dell'architettura in un'incompiuta chiesa bresciana

Ono Degno, chiesa parrocchiale di San Zenone, esterno

Siamo a Ono Degno, frazione di Pertica Bassa a Brescia. Siamo nell'alta val Sabbia, nella valle del torrente Degnone, che dopo Ono Degno passa a Levrange e si immette nel Chiese a Vestone, tra Nozza e il lago d'Idro. Qui, all'inizio del XV secolo, la chiesa parrocchiale di San Zenone veronese era già florida, con terreni in Pertica Bassa molto fruttuosi e compartecipazioni nel mulino della comunità e nel forno fusorio ubicato a fondo valle. Il legame con le maestranze impiegate nel forno fusorio, in particolare, diventa determinante per la crescita del culto della Vergine e per l’abbellimento della chiesa stessa. Il "Libro de la scola de la Madona nel forno de Ho de la fraternita", iniziato nel 1527 e continuato fino al 1636, permette di ripercorrere la prima fase della costruzione della chiesa attuale con il concorso di numerosi artisti, prima dell’ultima e definitiva sistemazione avvenuta nel Settecento.
E’ proprio a partire da questi anni che matura l’idea della totale ricostruzione dell'edificio religioso, già ampiamente rimaneggiato nel XVI secolo. A partire dal rifacimento del presbiterio nel 1634. i lavori proseguono per tutto il Seicento fino alla metà del Settecento, quando viene definita la decorazione interna da parte di grandi artisti, tra i quali Stefano Bianchi, Domenico Zelbi, Paolo Corbellini e Pietro Scalvini.


L'esterno della chiesa, invece, doveva rimanere eternamente incompiuto. Predisposta la base in laterizio, definite le membrature architettoniche, completato ogni lavoro in muratura, rimanevano solo gli intonaci e i modellati in stucco, che non verranno mai realizzati se non a livello di rinzaffo. Se questo può essere un danno alla completezza del maestoso edificio, vera a propria cattedrale settecentesca tra i monti della val Sabbia, è sempre assai utile per gli studi di storia dell'architettura e delle tecniche architettoniche avere a disposizione un "cantiere interrotto", un edificio che, per svariate ragioni, è rimasto bloccato in qualche fase del suo iter di realizzazione. Ciò consente di apprezzare le tecniche edilizie in uso all'epoca, gli accorgimenti costruttivi e tutto ciò che di solito rimane sepolto sotto stucchi e pitture, ma non è per questo meno interessante.
In particolare, il San Zenone di Ono Degno offre un palinsesto esterno notevole, che permette di capire il metodo di esecuzione delle partiture architettoniche in stucco a cui tanto siamo abituati, tipiche dell'architettura sacra e civile tra XVII e XVIII secolo e presenti in una moltitudine di edifici delle nostre città.

Ono Degno, chiesa di San Zenone, volta interna con affreschi
di Paolo Corbellini e altri
In primo luogo, è interessante osservare come in queste architetture, generalmente realizzate in condizioni economiche più contenute, il marmo venga sostituito quasi interamente dall'intonaco. L'uso della pietra viene spostato dall'architettura nel suo complesso alla valorizzazione del singolo elemento plastico, per esempio il portale o gli altari. D'altra parte, mediamente tutti questi edifici sono realizzati in muratura di laterizio, quindi il problema sta nel tipo di rivestimento prescelto: lastre di pietra ed elementi scolpiti sono sempre stati appannaggio dei cantieri più importanti ed economicamente più sostenibili. In ambito bresciano, un esempio assai rilevante è dato dal Duomo nuovo di Brescia, le cui partiture architettoniche sono tutte realizzate in bianca pietra di Botticino.
Per la chiesa parrocchiale di un piccolo paese, oltretutto collocato in alta montagna, costruito da maestranze locali e sostenuto da poco più delle elemosine dei fedeli, è impensabile commissionare opere di questo tipo. La soluzione più semplice è l'intonaco, un impasto di gesso, calce e acqua estremamente versatile, oppure lo stucco, una versione di intonaco con addizionata polvere di marmo. Questo materiale può assumere qualsiasi forma con un costo molto contenuto. L'intonaco poteva essere usato per modellare agevolmente gli elementi architettonici quali basi, capitelli, cornici e piccoli ornamenti.

Ono Degno, chiesa di San Zenone, dettaglio di uno dei
piedistalli angolari della facciata esterna
Il sistema più intelligente, ma non il più diffuso, per creare elementi architettonici in intonaco era preventivarne la presenza e la forma, predisponendo mattoni in leggero sbalzo ad abbozzo degli stessi. Le murature esterne della parrocchiale di Ono Degno presentano appunto queste caratteristiche, con laterizi modellati e posizionati ad hoc da sfruttare come base. Per le cornici e le basi delle lesene, in particolare, si predisponevano sagome scorrevoli dette raffetti su linee guida, una sorta di binari in legno, che riproducevano in negativo la sezione della cornice. Le sagome erano in legno, ma lungo il profilo presentavano una lamina metallica di rinforzo. Sul raffetto veniva poi raccolta una consistente quantità di malta pastosa, come si fa sul frattazzo per la malta, e veniva quindi tirato lungo i binari. Nell'interstizio tra il bordo modellato del raffetto e la base in laterizio della cornice si depositava l'intonaco, creando le modanature continue. Per l'esecuzione dei capitelli o di altri dettagli più complessi si ricorreva invece a un utilizzo combinato di raffetti, piccoli stampi e modellazione a mano da parte degli abili stuccatori.
Vi erano comunque diverse altre soluzioni, anche per conici ad arco o per casi in cui non erano state predisposte le basi in laterizi sporgenti, per esempio inchiodando alla muratura corde di canapa attorcigliate o cilindri di cannucce. L'intonaco avrebbe così permesso di valorizzare a bassissimo costo una parete realizzata anche in modo scadente.

Ono Degno, chiesa di San Zenone, dettaglio dell'ordine architettonico incompiuto
del primo livello della facciata
È molto interessante osservare come è composto, nella parrocchiale di Ono Degno, il blocco capitello-trabeazione. La struttura per i capitelli angolari, di semicolonna, è data da un semplice prolungamento del fusto cilindrico con evidenziati solo il tondino al sommoscapo e l'abaco concavo. Quest'ultimo è definito mediante una tavoletta in laterizio opportunamente sagomata per creare i due bracci. Lo stesso sistema viene esteso ai capitelli delle lesene, prolungando l'aggetto del fusto fino all'abaco. Evidentemente, per questa chiesa si prevedeva la realizzazione di un ordine corinzio o composito. La trabeazione, invece, è già definita in quasi tutti i suoi elementi: architrave tripartita, fregio liscio e cornice riccamente modanata. In quest'ultima troviamo anche un giro di mutuli, già sagomati.
Similmente, per le basi si era previsto il modello attico, in cui i due tori erano già stati predisposti mediante mattoni con costa sagomata a sezione semicircolare. L'andatura della scozia intermedia, invece, era stata definita posizionando i laterizi con aggetto a scalare e rinzaffando il tutto, accennando il profilo curvilineo.

Ono Degno, chiesa di San Zenone, dettaglio delle basi attiche incompiute in facciata
Questi palinsesti murari incompiuti sono assai interessanti anche per un altro motivo, soprattutto se relativi a un cantiere di ricostruzione e non di costruzione ex novo. Era infatti prassi comune che, nel momento in cui una vecchia chiesa o un vecchio palazzo venivano demoliti per essere ricostruiti in altre forme più moderne e unitarie, tutti i possibili materiali che potevano essere reimpiegati erano messi da parte e riutilizzati nel nuovo edificio. Tra i materiali reimpiegati vi erano soprattutto le pietre, sempre molto costose e di difficile importazione, e più raramente elementi artistici o architettonici se ritenuti di particolare pregio.
Anche la fabbrica di Ono Degno seguì questa logica e naturale prassi che, involontariamente, ci ha trasmesso una memoria della chiesa precedente, benché estremamente sbiadita. Accanto all'ingresso laterale sud della parrocchiale è visibile un blocco murario, forse di pietra, grossolanamente rinzaffato sul quale è intuibile un antico manto pittorico ad affresco con pigmenti multicolori. In particolare, si nota un'ampia area rossastra, con al centro un più breve segmento rosato, mentre a sinistra vi è una zona verde rame e un piccolo segmento giallastro. Si tratta di colori molto tipici della pittura medievale almeno fino al Cinquecento. Lo stato di conservazione assai precario presenta molti danneggiamenti che mettono in luce l'esistenza di un arriccio inferiore, di composizione diversa dal velo superficiale dipinto, quindi vi è anche una differenziazione tra gli strati dell'intonaco. Impossibile contestualizzare meglio questo sparuto frammento, che tuttavia ci rimane a testimonianza di un qualche apparato pittorico della vecchia chiesa di Ono Degno.

Ono Degno, chiesa di San Zenone, dettaglio di un blocco murario accanto all'ingresso
laterale con tracce di affresco multicolore

Bibliografia essenziale:
- A. Bonomi, La Chiesa parrocchiale di S. Zenone vescovo di Ono Degno in "Brixia Sacra", a. 17, 1982
- T. Turco, Il gesso. Lavorazione, trasformazione, impieghi, Milano, 1990

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