Rovina e abbandono in una chiesa dimenticata della provincia di Brescia

Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, Vobarno.

Questa è la storia di un'architettura sfortunata. La chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Vobarno è citata per la prima volta nel 1200 tra i beni del vescovo di Brescia nella corte di Vobarno. Alla visita pastorale di Domenico Bollani, avvenuta il 2 ottobre 1566, è già segnalata come senza dote, senza cure e amministrata da nessuno. Bollani, perentorio, fa mettere agli atti che si tolga l'altare, si otturino le fessure nelle pareti, si imbianchi tutto l'interno e si rifaccia il pavimento: in caso contrario, che la si tenga chiusa oppure la si demolisca. Un altro visitatore, don Cristoforo Pilati, il 12 febbraio 1574 la dice ancora non consacrata, sebbene la festa dei santi titolari vi venga celebrata (Colombo, 2010, p. 85).


Alla visita di san Carlo Borromeo, nel 1580, la situazione è ancora difficile: la chiesa è spoglia di tutto e con un altare senza reddito. Bisogna aspettare il 4 giugno 1617 per un sussulto di pietà da parte del comune di Vobarno, che ne delibera la ricostruzione integrale (Brogiolo, 2011). La chiesa assume l'aspetto architettonico che ancora oggi si conserva, mentre le pareti interne vengono rivestite di affreschi raffiguranti le storie dei santi Faustino e Giovita. La visita pastorale del 1646 documenta la presenza delle pitture e di un altare pertinente al comune di Vobarno. Ancora in buono stato la vede il vescovo Nava durante la visita pastorale del 1818, in cui si registra che la chiesa è stata lasciata al comune "a titolo di lazzaretto" (Colombo, 2010, p. 85).
Come tanti altri luoghi di culto, la rovina non tarda ad arrivare: sconsacrata attorno alla metà dell'Ottocento, viene priva trasformata in magazzino, poi in abitazione di fortuna, poi diventa la sede di una radio locale. Nel 1982 la proprietà torna ad essere comunale e al degrado già subito si somma un vero e proprio abbandono. Due campagne di rilievo, addirittura un referendum nel 1991, iniziative e campagne di sensibilizzazione: nulla ha smosso le tenebre da questo antico edificio, che da decenni non vede neppure un intervento di manutenzione (Colombo, 2010, p. 85). Nel frattempo, oltre a crolli e infiltrazioni, ignoti ladri hanno asportato gli arredi più significativi e strappato gli affreschi (Brogiolo, 2011), cosicché dell'antica chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Vobarno non resta oggi che una larva.

Le fotografie che seguono vogliono documentare lo stato di degrado raggiunto dall'edificio, sia esternamente, sia internamente. Per scattare le fotografie dell'interno non ho violato la proprietà ma ho sfruttato un vistoso buco nel portale di legno dell'ingresso principale (tanto per parlare di degrado).

La chiesa è evidentemente organizzata ad aula unica con abside piatto e volta a botte in muratura. Tutte le superfici murarie si presentavano in origine affrescate da motivi decorativi e scene figurate, in particolare sull'arco santo. La parete di fondo dell'abside, inoltre, presentava un'ampia ornamentazione ad affresco che faceva da cornice a una pala, da tempo rimossa. Dalla prima occhiata, la situazione dell'interno della chiesa si presenta ampiamente compromessa. Se, da una parte, non si riscontrano crolli o importanti cedimenti strutturali in corso, i muri sono molto ammalorati da un'umidità dilagante estesa a tutto l'edificio, dalle pareti alla volta, causata soprattutto da infiltrazioni d'acqua e umidità di risalita. Gran parte delle superfici, in particolare quelle meno esposte alla luce e quelle a diretto contatto con le infiltrazioni, appaiono coperte da muffe verdi, mentre l'umidità di risalita alla base dei muri ha già comportato vaste cadute di intonaco. Altre cadute - di intonaco o di colore - interessano le restanti superfici. Le muffe verdi sull'arco santo si interrompono in modo netto a tre quarti dell'altezza dei piloni laterali, dopodiché si notano affreschi dalla pellicola pittorica assai impoverita: queste, assieme ad altre, sono probabilmente le aree interessate dagli strappi illeciti eseguiti alla fine del Novecento. L'ambiente appare del tutto abbandonato, privo di arredi e qualunque altro elemento mobile. Il pavimento, forse in cotto, è ricoperto da uno strato di polvere e calcinacci, tra i quali si scorgono anche alcune pietre di incerta provenienza.

Questa la situazione dell'altare maggiore, forse l'unico presente nella chiesa. Non è ben chiaro cosa gli sia successo, ma appare praticamente collassato: la mensa sembra integra, tuttavia è sprofondata sopra i resti del frontale in muratura, mentre un'altra cornice in pietra spezzata pare sia rotolata davanti. I danni, forse, possono essere imputati ai ladri che hanno depauperato la chiesa degli arredi fissi: in questo caso, potrebbe essere stato esportato il paliotto con esito distruttivo per l'altare.

Sopra l'altare maggiore distrutto si intravedono dettagli della cornice dell'antica pala. Si scorge una cornice con motivi geometrici o finti inserti marmorei. Le cadute di colore sono molto vaste, mentre più in alto le muffe verdi ricoprono tutto l'intonaco.

Un dettaglio della parete sinistra. Oltre ad alcune cadute di intonaco, la superficie affrescata è praticamente sbiancata: probabilmente siamo in presenza degli strappi effettuati dai ladri, che hanno lasciato solo larvali tracce di sottofondo. La parete è movimentata da lesene in muratura in leggerissimo rilievo, prive di dettagli architettonici. Una trabeazione affrescata corre in sommità, all'imposta della volta, mentre gli spazi tra le lesene ospitano scene figurate ormai irriconoscibili, ulteriormente incorniciate da spesse ghiere ornate.

Un dettaglio della parete destra. Le infiltrazioni d'acqua hanno generato una vera e propria incrostazione di muffe, mentre gli intonaci si sono staccati dal fondo e sono ormai prossimi al crollo. Qui, in particolare, si vede il fregio della finta trabeazione sommitale, mentre un'ampia area dell'architrave è già caduta. Altri affreschi si intravedono più in basso, ma sono illeggibili.

Dettaglio del pilone destro dell'arco santo. Tra macchie di muffa e cadute di colore si intravede forse una Madonna con alcuni personaggi ai suoi piedi. Per il resto, l'affresco rimane del tutto illeggibile. Anche in questo caso, probabilmente, ciò che possiamo osservare è il rimasuglio di uno strappo illecito.
Lo stesso dettaglio della foto precedente, con un'inquadratura più bassa. Ai piedi dell'affresco vi è una targa dipinta con una scritta a caratteri capitali neri su fondo bianco e cornice mistilinea. Poiché sappiamo che le pareti della chiesa erano ornate da Storie dei Santi Faustino e Giovita, questa doveva essere una delle Storie con relativa iscrizione descrittiva. Sul pilone sinistro dell'arco santo esisteva quasi sicuramente un altro affresco con iscrizione simmetrico a questo, ma ad oggi è del tutto illeggibile. Di nuovo, troviamo sommati i danni di cadute di colore, di intonaco e di strappi illeciti.

Dall'esterno, le murature esterne sono ammalorate da piante e rampicanti vari, le cui radici si insediano tra i blocchi di pietra. Come già si diceva, comunque, la struttura appare complessivamente integra e solida. Probabilmente, la composizione in blocchi di pietra e non in laterizio ha favorito la conservazione.

La casa canonica si trova a destra della facciata, addossata all'edificio religioso. Al contrario di quest'ultimo, la canonica è praticamente distrutta. Le parti in legno (tetto e forse i solai) sono crollati e sopravvivono solo i muri perimetrali, comunque intaccati da una fitta edera. Il resto del sito è inaccessibile e ciò non consente di quantificare altri possibili danni causati dall'incuria.
Constatato il degrado di questa significativa emergenza storico-artistica della valle Sabbia, passiamo a qualche buona notizia. Nel 2012 si è costituita a Vobarno l'associazione senza scopo di lucro "Facciamo Rivivere Vobarno", il cui proposito è quello di "raccogliere tutte le osservazioni, le problematiche e soprattutto i suggerimenti dei cittadini, per poi farsi portavoce presso l'amministrazione comunale ed aprire un dialogo costruttivo con tutte le forze presenti sul territorio, con l'obiettivo di arrestare la deriva verso cui Vobarno sta andando, per contribuire a creare un ambiente più vivibile per tutti" (dal sito dell'associazione www.facciamoriviverevobarno.it). L'associazione, nata grazie a volenterosi abitanti della cittadina, ha promosso una campagna di sensibilizzazione per il recupero della disastrata chiesa dei Santi Faustino e Giovita, progetto che ha coinvolto nientemeno che Gian Pietro Brogiolo, illustrissimo archeologo di cattedra all'Università degli Studi di Padova ma molto attivo negli studi sul territorio bresciano.
Le iniziative dell'associazione e del prof. Brogiolo si sono estese a tutto il territorio di Vobarno nel 2015, quando è stata organizzata una vacanza studio di due settimane in cui dieci studenti hanno approfondito storia, architetture e evoluzione urbanistica vobarnesi (link all'articolo del Bresciaoggi). L'impegno del prof. Brogiolo circa il recupero della chiesa abbandonata, comunque, ha inizio almeno dal 2010-2011, quando promuove uno studio sulla storia di questa architettura documentandone il degrado in corso (Brogiolo, 2011).

Una fotografia della chiesa dal centro storico di Vobarno. L'edificio fa capolino dai tetti, a destra del campanile della chiesa parrocchiale.

Questo articolo vuole quindi dare un'ulteriore spinta a questa campagna di sensibilizzazione i cui risultati, evidentemente, tardano ad arrivare. Il mio contributo è totalmente disinteressato e non ha implicato contatti né con l'associazione, né con il prof. Brogiolo. Lo stato di degrado raggiunto dalla chiesa di Santi Faustino e Giovita di Vobarno obbliga a interventi di salvaguardia che non è più possibile posticipare, perché è inconcepibile che in area bresciana, nel 2016, esistano ancora edifici di pregio storico-artistico in totale rovina e abbandonati a sé stessi. Segnalo quindi l'esistenza di questa associazione e del messaggio di cui si fa portatrice, sperando che per questa agonizzante chiesa bresciana gli ingranaggi tornino a funzionare e si arrivi al più presto a un intervento di recupero.

Bibliografia:
- A. Colombo, Vobarno dalla A alla Z, Vobarno, 2010.
- G. P. Brogiolo, Comune di Vobarno (BS). Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, 2011 (link)

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