Sui portali gemelli di palazzo Calini ai Fiumi

Palazzo Calini ai Fiumi è un gigantesco quanto sfuggente palazzo bresciano, articolato in quattro ali disposte attorno a due cortili e un piccolo parco, affacciato su due vie nel cuore del Carmine. Il complesso è frutto di una fabbrica secolare assai complessa, definita da più edifici circostanti inglobati e successivamente rimaneggiati, i quali ne hanno man mano allargato il perimetro[1].

Vista aerea di palazzo Calini ai Fiumi. A sinistra scorre via delle Battaglie, subito dopo la biforcazione con via Nino Bixio.



Stratigrafia di palazzo Calini ai Fiumi con le varie fasi dell'espansione. In giallo il nucleo Avogadro, a sua volta ampliato tra Trecento e Cinquecento. In verde l'antica casa Calini. In viola, l'espansione di casa Calini tra Cinquecento e Seicento per annetterla all'ex palazzo Avogadro. In rosa casa Chizzola, acquisita dai Calini e inglobata nel complesso negli stessi anni. In azzurro, un gruppo di case a schiera comprate dai Calini nel Seicento e annesse al palazzo. In arancio, il palazzo Girelli, pure acquisito dai Calini ai primi del Settecento a completamento di un complesso ormai estremamente vasto.

Il nucleo originale, forse costituito da modeste cellule abitative, viene fondato alla fine del XII secolo sul terraglio dei muraglioni in rovina di via delle Battaglie, acquisito dagli Avogadro di Val Trompia probabilmente nel XIV secolo. A questa epoca è databile un primo, significativo ampliamento per la costruzione di un vero e proprio palazzo, con un primo portico per il deposito e l’esposizione delle ferrarezze[2]. Alla fine del XV secolo l’antico portico viene rifatto e allungato di quattro campate a crociera, ma solo nella prima metà del XVI secolo, con l’interramento del fossato ormai da tempo inutilizzato, per gli Avogadro si apre la possibilità di ampliare il palazzo verso ovest. Essi addossano quindi un nuovo portico a quello quattrocentesco, sormontato da un loggiato affacciato su un vasto cortile[3].
Sull'altro lato del cortile, verso ovest, sorgeva invece, almeno dal XV secolo, l’antico palazzetto dei Calini. Alla fine del XVI secolo, probabilmente attorno al 1570, sono proprio i Calini a entrare in possesso di tutto il complesso: i Calini unificano la casa natia con il grande palazzo Avogadro innalzando un’ala trasversale tra i due antichi nuclei, chiudendo così a nord la grande corte. La facciata su via delle Battaglie del vecchio palazzo Calini, invece, viene allungata pochi anni dopo con l’acquisizione di una casa di proprietà Chizzola, situata subito a sud. I due fronti Calini e Chizzola vengono resi stilisticamente uniformi con un apposito cantiere da datare al medesimo periodo, dunque ormai alle soglie del Seicento[4].

Il fronte di palazzo Calini ai Fiumi su via delle Battaglie.
Il subentro dei Calini coincide dunque con un’importante campagna edilizia, dalla quale il vecchio palazzo Avogadro non sembra essere esente. In particolare, il portale destro della facciata su via delle Battaglie costituisce un'emergenza assai interessante, riconducibile forse a una movimentazione di marmi dal nucleo Avogadro avvenuta all'ingresso dei Calini. Sul fregio sono incise le iniziali «B. A.», indicanti molto probabilmente nome e cognome di un nobile Avogadro[5]. Non è chiaro chi sia questo «B. A.»: stando all'albero genealogico della famiglia[6], nel ramo dei proprietari di questo palazzo figurano nel XVI secolo almeno un Bartolomeo e un Bernardino. Il materiale bibliografico sull'attività edilizia cinquecentesca degli Avogadro nella loro sede cittadina è molto scarso, pertanto non sono state condotte ulteriori analisi su questi personaggi, né sulla concreta possibilità che potessero promuovere la costruzione del portale. Esiste inoltre l'eventualità, poco probabile ma doverosamente da tenere in considerazione, che la sigla «B. A.» non si riferisca a un Avogadro ma a tutt'altro.

I due portali gemelli di palazzo Calini ai Fiumi a Brescia. A sinistra il più antico, con le iniziali incise nel fregio. A destra, quello qui ritenuto copia più tarda in stile.

In ogni caso, il portale in questione è di molto anteriore al grande cantiere di unificazione del complesso promosso dai Calini, essendo databile con buona sicurezza agli anni 1520-1540 circa sulla base dei dettagli formali e compositivi. Il manufatto è facilmente riconducibile al fortunatissimo modello di palazzo Calzavelia in via Dante n. 16, del 1484-1485, poi ripreso dal portale dello scalone della Loggia (1508 ca) e connotante svariati portali bresciani fino alla metà del secolo, tra cui quelli di palazzo Porcellaga in via Cairoli n. 5, palazzo Lechi in corsetto Sant’Agata n. 22-24, casa Averoldi in contrada del Carmine n. 20 e altri ancora[7].

Entrando nel merito dei dettagli formali, i piedritti possiedono un capitello composito a campana scanalata e rudentata, con echino ornato a foglie grasse e lancette e volute arricchite da una palmetta che ricade sul collarino, dettaglio di arcaica reminiscenza che in pieno XVI secolo si trova a Brescia solo nel chiostro maggiore di San Clemente, avviato nel 1536- 1537[8]. Le scanalature sono bordate, mentre la rudentatura è sostituita da un singolare motivo a doppia squama, del quale a Brescia è stato trovato un unico precedente nei capitelli dell’arco di collegamento tra Monte di Pietà vecchio e nuovo[9]. La base è di ispirazione attica, lontana da una vera razionalizzazione classica.

Dettaglio dei portali gemelli di palazzo Calini ai Fiumi a Brescia. A sinistra il più antico.
Unendo le osservazioni formali all'iscrizione sul fregio, la conclusione che il portale provenga dalla fabbrica Avogadro diventa assai verosimile. Ricollocato qui dai Calini al momento della definizione della nuova, lunga facciata, dovette essere preso a modello per abbinargli un portale gemello, il sinistro, realizzato in coerenza con quello più antico. Che i due portali di palazzo Calini ai Fiumi non siano coevi e che, in particolare, il destro sia precedente al sinistro realizzato come pendant, è un fatto determinabile abbastanza facilmente tramite un’analisi diretta dei due manufatti. Sebbene siano posti a pochi metri l'uno dall'altro, lo stato di conservazione è nettamente diverso, molto migliore nel portale sinistro.
I dettagli plastici dei bottoni nei pennacchi e della chiave di volta fogliata sono leggermente differenti e pure la tecnica costruttiva è diversa, dato che le partiture lapidee del portale destro sono assemblate tramite giustapposizione di lastre e blocchi lapidei secondo un disegno che non ha alcuna rispondenza sul portale sinistro, assemblato invece con lastre tagliate ad hoc senza giunti in vista. Due portali identici realizzati contemporaneamente non mostrerebbero una simile differenza sul piano della tecnica costruttiva.

Non è chiara quale fosse l’originaria collocazione di questo portale, ma potrebbe testimoniare un'avvenuta movimentazione di manufatti architettonici già pertinenti al nucleo Avogadro all'ingresso dei Calini. Che questa movimentazione sia dipesa da interventi più consistenti sulla fabbrica, magari demolizioni o ricostruzioni, non è dato sapere.

Note al testo:

1. Sulle varie fasi della fabbrica di palazzo Calini si veda soprattutto V. Volta, Palazzo Calini ai Fiumi in V. Volta (a cura di), La cittadella degli studi. Chiostri e palazzi dell’Università di Brescia, Milano, 2006, pp. 69-76 e in particolare la pianta a p. 73 con la successione stratigrafica degli ampliamenti. Da tale pianta sono state tratte le informazioni contenute nella didascalia dell'immagine successiva.
2. Volta, La cittadella..., op. cit., pp. 73-76. Traccia di questo primo portico è il limite nord del portico delle ferrarezze quattrocentesco, oggi sala di lettura d ella facoltà di Giurisprudenza di Brescia, con colonne e capitelli a fogliami di fattura trecentesca.
3. Ibidem. Si veda anche F. Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, vol. III, Il Cinquecento nella città, Brescia, 1974, p. 125.
4. L. F. Fè d’Ostiani, Storia, tradizione e arte nelle vie di Brescia, Brescia, 1927, p. 340; F. Lechi, Le dimore bresciane..., op. cit., pp. 123-125, 129; Volta, 2006a, p. 73.
5. L'esempio più calzante è il portale di palazzo Lechi in corsetto Sant'Agata, sul quale si tornerà tra poco, che nel fregio reca incise le iniziali «M. V.», ossia Michele Viviani, promotore della ricostruzione del palazzo dal 1540 circa. Si veda F. Lechi, Le dimore bresciane..., op. cit., pp. 205-206.
6. G. Brunello, Gli Avogadro, Gardone Valtrompia, 2011, p. 62.
7. V. Zani, Gasparo Cairano e la scultura monumentale del Rinascimento a Brescia (1489-1517 c.a.), Roccafranca, 2010, pp. 21-22; 105-106; 108. Si veda anche il recentissimo contributo di V. Zani, Gasparo Cairano da Milano. Profilo di Imperatore, scheda in L. Vatalaro (a cura di), Sculture inedite del rinascimento lombardo, catalogo della mostra, Milano, 2015., pp. 69-70.
8. V. Volta, Le vicende edilizie della chiesa e del convento di San Clemente in AA.VV., La chiesa e il convento domenicano di San Clemente in Brescia, Brescia, 1993., p. 30.
9. L’arco è databile, come il resto del palazzo, attorno al 1485, si veda almeno V. Frati, I. Gianfranceschi, F. Robecchi (a cura di), La Loggia di Brescia e la sua piazza, vol. I, Dall’apertura della piazza alla posa della prima pietra del palazzo della Loggia, Brescia, 1993., pp. 142-143, 157.

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