Le pitture altomedievali sul retro del dittico di Boezio

Durante l'età romana erano molto diffusi i dittici, composti in genere da due tavolette d'osso o di legno, dette valve, che si piegavano l'una sull'altra per mezzo di una cerniera. La faccia interna, leggermente scavata, era coperta di cera e serviva per riportare note o lettere. Negli esemplari più preziosi e raffinati la struttura poteva essere ricoperta d'oro o d'argento, o interamente d'avorio, mentre le facce venivano ornate da rilievi artistici.
Questi singolari oggetti erano quindi utilizzati come regali, in particolare alla fine dell'Impero romano, quando i consoli, all'entrata in carica, ne commissionavano diversi per poterli distribuire in dono a parenti, amici e personalità in vista. In tal caso, sulle facce esterne del dittico era scolpito il ritratto del console in abito di gala con un'iscrizione dedicatoria.

Dittico di Boezio, V secolo d.C., museo di Santa Giulia, Brescia, fronte


Nel museo di Santa Giulia di Brescia è conservato un esemplare di questi oggetti detto dittico di Boezio, poiché riferito all'elezione a console di Nario Manlio Boezio, padre del più noto filosofo, avvenuta nel 487 d.C.. Il dittico è in avorio ed è concordemente considerato opera del nord Italia e riferito al momento artistico nel quale le forme prese dall'oriente ellenistico si conformano al gusto tardo imperiale, sostituendo la morbidezza del modellato con una rigida durezza delle forme, accentuate da un netto chiaroscuro.
Le due valve intagliate raffigurano Boezio in posizione solenne, in piedi sulla faccia sinistra, inferiore, e seduto sulla faccia destra, anteriore. La sua maestosa figura togata è collocata entro una struttura architettonica con due colonne corinzie che reggono un architrave recante l'iscrizione dedicatoria, sovrapposto da un frontone triangolare con il monogramma del console nel timpano.

Dittico di Boezio, V secolo d.C., museo di Santa Giulia, Brescia, fronte

Il dittico di Boezio, tuttavia, è interessante anche per un secondo aspetto. Sulle facce interne, nella parte superiore delle valve, si trovano due miniature di evidente iconografia cristiana, rappresentanti a sinistra la Resurrezione di Lazzaro e a destra i Santi Girolamo, Gregorio e Agostino. Le miniature, gravate da numerose cadute di colore, sono di particolare bellezza e efficacia, sia per la composizione della scena, mossa e viva, sia per la qualità della luce. Gli studi sul dittico non sono concordi nell'inquadramento stilistico e cronologico delle due miniature: si spazia da una vicinanza con le pitture di Castelseprio a quelle dell'Italia centrale, dall'VIII al IX secolo.

Dittico di Boezio, particolare delle pitture sul retro

Sotto le pitture sono rilevabili alcune iscrizioni molto sbiadite: quelle a sinistra sono state interpretate come nomi di vescovi defunti, quelle a destra nomi di vescovi e fedeli viventi e uniti alla comunità della chiesa cristiana. In tal modo, il dittico di Boezio rappresenta una delle più antiche e significative testimonianze di riuso nella liturgia cristiana dei dittici consolari romani, in questo caso come memento dei defunti e dei vivi durante la messa.
È assai probabile che il dittico sia appartenuto al monastero di Santa Giulia di Brescia e, da questo, passò attorno al 1717 alla famiglia Barbisoni. Dai Barbisoni passò quindi al cardinale Querini, che lo lasciò alla biblioteca da lui fondata, finché nel 1882 fu assegnato al museo dell'Età Cristiana, nucleo primitivo dell'attuale museo di Santa Giulia.

Nota: fino alla fine del 2016, il dittico di Boezio e il dittico Queriniano erano esposti nella sala dedicata alla Domus della Pantera, dove erano esposti verticalmente entro teche aperte sui quattro lati, in modo da mostrarne anche il retro. Ad oggi (metà 2017) sono tornati nel luogo di esposizione originale, ossia l'antico refettorio degli ospiti alla testata sud del braccio ovest del chiostro cinquecentesco, dedicato alla Collezione Querini. Le teche originali, purtroppo, consentono solo una visione frontale dei reperti, pertanto a questa data le pitture del dittico di Boezio sono tornate invisibili.

Bibliografia:

- G. Vezzoli, Dittico di Boezio in AA. VV., San Salvatore di Brescia. Materiali per un museo, vol. I, Brescia, 1978, pp. 176-177.

Nessun commento:

Posta un commento